5 febbraio 2023

Raccontami una storia... (6)



La moglie ingegnosa

Dicono che questo episodio sia avvenuto al tempo di Yonsan'gun. Era costui un principe malvagio, crudele e vizioso, che fra le proprie turpi manie aveva anche quella di impossessarsi di tutte le donne d'una certa bellezza delle quali veniva a conoscenza. Un giorno, addirittura, il tiranno cominciò a mandare in giro per l'intero Paese i propri sgherri, affinché gli procurassero delle splendide ragazze con le quali potersi in seguito sollazzare.

Ora, dovete sapere che nella capitale viveva una donna bellissima, moglie di un alto dignitario, al quale, peraltro, era fedelissima e devota. Non appena la notizia dell'efferato ordine del principe si fu diffusa, ogni casa dove vi fosse una donna giovane e bella cominciò naturalmente a vivere nel terrore e, comprensibilmente, la preoccupazione era grande anche nella dimora del dignitario dalla bellissima e virtuosa moglie.

Puntualmente, dopo qualche giorno gli inviati del tiranno si presentarono, come temuto, in quella casa, con l'ordine di portare via quella splendida donna. Ai pianti e agli addii strazianti dei famigliari, però, ella reagì con assoluta compostezza e, dopo essersi vestita con calma, indossando i suoi abiti migliori, si lasciò condurre via senzafar trasparire il benché minimo turbamento.

Arrivò infine il momento cruciale, ossia il momento in cui dovette comparire davanti al tiranno. Costui, appena entrato nella asala dove la donna e le altre sventurate vittime erano state radunate, fu subito colpito dalla sua bellezza e le intimò di avvicinarsi a lui, allo scopo di poter essere meglio esaminata. Non appena la donna gli si fu avvicinata però, il principe tiranno fece una smorfia di disgusto, dicento ai suoi scherani: "Ma chi mi avete portato? E' bella, sì, ma puzza da far paura! Rispeditela subito a casa sua!".

E così fu fatto. Non appena la donna fu tornata a casa, fu naturalmente accolta con grandi festeggiamenti per lo scampato pericolo. Ma cosa era accaduto? Era accaduto che l'astuta e fedele moglie, sicura che prima o poi sarebbe stata sequestrata dalle guardie del tiranno, per alcuni giorni aveva tenuto, legati sotto le ascelle, dei pezzi di carne cruda che, decomponendosi, avevano impregnato il suo corpo d'uno spaventevole fetore. E fu proprio grazie a questo stratagemma che l'accorta sposa poté conservare l'onore proprio e quello della propria famiglia.

L'amico sincero

Una volta c'erano un padre e un figlio che vivevano insieme. Quando il figlio fu diventato adulto, il padre lo esortò a frequentare la società e a farsi degli amici. Passati tre anni, un giorno il padre chiamò a sé il figlio e gli chiese di quante persone fosse riuscito a diventare amico, in tutto quel periodo. Il figlio rispose che i suoi amici erano ormai moltissimi, ma il padre lo esortò a essere prudente, consigliandogli di mettere alla prova la sincerità di quegli "amici".

Il figlio disse che non sapeva come fare, ma il padre ebbe una buona idea. Scannato un maiale, lo mise dentro un sacco e poi dicce al figlio di recarsi con quello presso i suoi amici e di raccontare loro che le circostanze lo avevano costretto a uccidere un uomo e che ora cercava asilo per sé e un posto dove poter nascondere il corpo della vittima.

Seguendo il consiglio del padre, il figlio si recò a casa di quello che riteneva il suo migliore amico, ma questi, ascoltata la storia e temendo di rimanere coinvolto in un caso giudiziario, lo cacciò via. Lo stesso accadde con tutti gli altri amici dai quali si recò, così che, alla fine, fu costretto a tornarsene a casa nello stesso modo in cui ne era partito, ossia con il sacco contenente il maiale caricato sulle spalle.

A quella vista il padre decise di far vedere al figlio come si comporta in casi simili un vero amico. Preso il sacco col maiale, andò insieme al figlio a casa di un suo amico di lunga data, al quale raccontò la frottola dell'omicidio. L'amico del padre, sentita la storia, si offrì subito di nasconderlo in casa proprio e di far sparire il cadavere sotterrandolo nel proprio giardino.

Di fronte a quel comportamento il figlio rimase senza parole, e il padre lo invitò una volta di più a scegliere bene le sue amicizie, evitando di farsi degli amici che fossero tali solo di nome e non di fatto.

Brano estratto dal sito francomuzzioeditore - RIOTTO MAURIZIO © tutti i diritti riservati. 

Il re e le orecchie d’asino

Re Kyŏngmun era salito al trono in quanto genero del suo predecessore, Hŏnan. Divenuto sovrano, vide a un certo punto crescere le sue orecchie fino a che queste ebbero raggiunto dimensioni asinine. Vergognandosi oltremodo di ciò, il sovrano andava in giro celando sotto un cappello la causa del suo disagio. Tutti erano perciò all’oscuro delle orecchie regali, a parte colui che aveva fabbricato il cappello. Quest’ultimo, d’altra parte, manteneva gelosamente quel segreto, ben consapevole del fatto che rivelarlo avrebbe significato per lui morte certa. Ma il peso di un segreto così grande è difficile da portare; così, quando ritenne di essere arrivato in prossimità della fine dei suoi giorni, il cappellaio si recò in un bosco di bambù vicino a Kyŏngju e lì si liberò del suo peso urlando a tutto spiano: «Il re ha le orecchie d’asino!». Ma era destino che il segreto dovesse essere rivelato. Ogni volta che il vento si alzava, infatti, il fruscio dei bambù presto assumeva la consistenza di una voce, chiaramente udibile, che diceva: «Il re ha le orecchie d’asino!». Il sovrano, disperato, fece allora tagliare tutti i bambù e fece piantare in loro vece degli arbusti di bacche. Anche in questo caso, però, ogni volta che s’alzava il vento il terribile segreto veniva inesorabilmente rivelato.

Brano estratto dal libro La letteratura coreana - Antonietta l. bruno © tutti i diritti riservati. 

Nessun commento:

Posta un commento