11 marzo 2026

I palazzi coreani: Changdeokgung (2)

Come vi avevo promesso, iniziamo con l’articolo di oggi a parlare dei cinque grandi palazzi coreani, tutti situati a Seul e risalenti alla Dinastia Joseon. Il secondo palazzo di cui vi voglio parlare è Changdeokgung. Questa è la seconda parte di 2. Per vedere le altre parti poi potrete cliccare nel menù su Le serie (2026). 

Inizialmente avevo pensato di realizzare uno dei miei soliti pezzi, poi però mi sono imbattuta in un sito davvero straordinario — che, tra le altre cose, vi consiglio caldamente di esplorare e che trovate alla fine dell’articolo — in cui sono raccolte tutte, ma proprio tutte, le informazioni più importanti e dettagliate sui palazzi reali coreani.

La risorsa è però disponibile esclusivamente in lingua inglese. Per questo motivo ho deciso di fare qualcosa di diverso dal solito: tradurre per voi le parti più significative e costruirci attorno un articolo. Dunque, per la prima volta dopo tanto tempo, le parole che leggerete non saranno completamente mie, ma traduzioni fedeli e accurate delle informazioni ufficiali.

Credo sinceramente che meglio del sito ufficiale dedicato ai palazzi e alle tombe reali coreane non ci sia nessuno in grado di restituire la bellezza, la complessità e il significato profondo di questi luoghi. È proprio per questo che ho optato per questa scelta, anche se diversa dal mio solito modo di scrivere, e spero che possiate comunque apprezzare il lavoro che c’è dietro.

Detto questo… iniziamo!

Sala Seonjeongjeon

Seonjeong” nel nome Sala Seonjeongjeon significa “promuovere una politica retta e giusta”. Era l’ufficio del re, il luogo in cui svolgeva il suo lavoro quotidiano insieme ai funzionari di corte. Qui si tenevano le assemblee mattutine quotidiane, la presentazione dei rapporti di lavoro e le discussioni accademiche.

In origine l’edificio era chiamato Ufficio Jogyecheong, finché nel 1461 (settimo anno di regno del re Sejo) assunse il nome attuale di Sala Seonjeongjeon. La sala fu distrutta dopo l’invasione giapponese del 1592 e durante il colpo di Stato di Injo del 1623, ma venne ricostruita nel 1647 (venticinquesimo anno di regno del re Injo) trasferendo un edificio proveniente dall’antico Palazzo Ingyeonggung. Oggi è l’unico edificio dei palazzi reali con il tetto coperto da tegole blu ancora esistente.

La Sala Seonjeongjeon fu anche il luogo in cui si tenevano lo Yangnoyeon, il banchetto dedicato agli anziani del popolo di Joseon, le cerimonie della regina e le funzioni del Santuario Honjeon (un santuario temporaneo destinato ai sovrani e alle regine defunti, prima che le loro tavolette commemorative venissero trasferite al Santuario Jongmyo).

Sala Huijeongdang

Il nome “Huijeong” significa “politica pacifica e armoniosa”. La Sala Huijeongdang era originariamente la residenza dove i re trascorrevano gran parte del loro tempo, ma nella tarda dinastia Joseon fu trasformata in ufficio del re. Il suo nome iniziale era Sungmundang, ma cambiò in Huijeongdang nel 1496 (secondo anno di regno del re Yeonsan, poi deposto). Poiché la Sala Seonjeongjeon era piuttosto piccola e veniva talvolta utilizzata come santuario temporaneo, la Sala Huijeongdang veniva a volte usata come ufficio reale.

Nel Donggwoldo (il dipinto del Palazzo Orientale), che raffigura il palazzo Changdeokgung e il palazzo Changgyeonggung, la Sala Huijeongdang appare come una costruzione semplice, sostenuta da più pilastri di pietra, con uno stagno nel cortile. Tuttavia, l’intero edificio andò distrutto nel grande incendio del 1917 e fu successivamente ricostruito nel 1920, trasferendo qui la Sala Gangnyeongjeon del palazzo Gyeongbokgung.

Durante questa ricostruzione l’edificio fu realizzato in stile occidentale, con uno stretto corridoio in legno, tappeti, finestre di vetro e lampadari sul soffitto. A differenza delle strutture tradizionali, la parte frontale della Sala Huijeongdang presenta oggi un portico progettato per permettere l’accesso dei veicoli.

Sala Daejojeon

Il nome “Daejo” della Sala Daejojeon significa “compiere grandi imprese”. La sala era la camera da letto ufficiale del palazzo Changdeokgung e anche la residenza della regina. La Sala Daejojeon è l’unico edificio reale di questo palazzo che non presenta una cresta di colmo sul tetto.

Dalla fondazione del palazzo, la Sala Daejojeon è stata distrutta da incendi più volte ed è stata ricostruita ogni volta. L’edificio attuale andò distrutto nel grande incendio del 1917 e fu ristrutturato nel 1920, utilizzando i materiali della Sala Gyotaejeon del palazzo Gyeongbokgung. Come la Sala Huijeongdang, anche la Sala Daejojeon presenta interni in stile occidentale e finestre di vetro.

Questo luogo è anche il luogo di nascita del principe ereditario Hyomyeong (onorato postumamente come imperatore Munjo) e il posto dove morirono il re Seongjong, il re Injo, il re Hyojong e la regina Hyohyeon (onorata come imperatrice Hyojeong, prima regina consorte del re Heonjong), il re Cheoljong (onorato come imperatore Cheoljong) e l’imperatore Sunjong.

La casa Heungbokheon, un annesso della Sala Daejojeon, è il luogo in cui fu firmato il Trattato Corea–Giappone del 1910, durante l’ultima riunione della corte reale.

Sala Seongjeonggak

La Sala Seongjeonggak si trova nella sezione orientale del palazzo Changdeokgung ed era il luogo in cui venivano educati i principi ereditari. Il nome “Seongjeong” significa “mente retta e corretta”. Sebbene l’anno esatto della sua fondazione non sia noto, si stima che il padiglione sia stato costruito durante il regno del re Sukjong (1674–1720).

La sala serviva principalmente come spazio di studio e tutoraggio per i principi ereditari, ma alcune testimonianze storiche indicano che anche i re la frequentavano come luogo di lettura. Con la Sala Seongjeonggak al centro, l’area comprende diversi edifici secondari, tra cui i padiglioni Huiuru e Bochunjeong.

Dietro la Sala Seongjeonggak si trova la Casa Gwanmulheon, che espone un’insegna con la scritta Jipui (緝熙), il cui significato è “desiderare di possedere un buon carattere che continui a brillare nel tempo”. La Casa Gwanmulheon è anche il luogo di nascita dell’imperatore Sunjong, secondo imperatore dell’Impero coreano.

Originariamente, lungo il largo sentiero che conduce al Giardino Segreto, si trovava la Sala Junghuidang, che era la residenza del principe ereditario. Tuttavia, sembra che l’edificio sia stato trasferito al palazzo Gyeongbokgung nel 1891 (28º anno di regno del re Gojong) e quindi non si trovi più nella sua posizione originale.

Le sue strutture annesse — Chilbunseo, Samsamwa e Seunghwarusi trovano ancora dietro Nakseonjae. Inoltre, il Naeuiwon (un altro nome dell’infermeria reale), che originariamente si trovava negli uffici interni del palazzo, fu trasferito nell’area della Sala Seongjeonggak durante il periodo della colonizzazione giapponese (1910–1945).

Sala Nakseonjae

L’area intorno a Nakseonjae fu costruita nel 1847 (13º anno di regno del re Heonjong) sul sito della precedente Sala Nakseondang. L’anno successivo furono edificati Seokbokheon e Sugangjae. Il nome “Nakseon” significa “godere della bontà”.

Nakseonjae era lo studio e la sala di ricevimento del re Heonjong, mentre Seokbokheon e Sugangjae venivano utilizzati rispettivamente come residenza della Consorte Reale Gyeongbin e della Grande Regina Vedova Sunwon (onorata come imperatrice Sunwon, consorte del defunto re Sunjo).

Nakseonjae è un edificio privo di dancheong (le tradizionali decorazioni colorate applicate alle strutture in legno). Dietro l’edificio si trova un giardino, e tra l’edificio e il giardino si estendono aiuole terrazzate in pietra, decorate con camini dal design elegante e pietre dalle forme insolite collocate tra le aiuole. Questo giardino esprime la dignità e la bellezza della corte reale.

Questo luogo fu anche la residenza degli ultimi membri della famiglia imperiale coreana, dove l’imperatrice Sunjeong, la principessa ereditaria Uimin (Lee Bangja) e la principessa Deokhye vissero fino ai loro ultimi giorni.

Giardino segreto

Il Giardino Segreto del palazzo Changdeokgung è suddiviso nelle aree dello stagno Buyongji, dello stagno Aeryeonji, dello stagno Gwallamji e del torrente Ongnyucheon. Il giardino, creato al momento della fondazione del palazzo durante il regno del re Taejong (1400–1418), fu successivamente ampliato durante il regno del re Sejo (1455–1468). In seguito venne esteso fino al palazzo Changgyeonggung, costruito durante il regno del re Seongjong (1469–1494).

Gran parte delle aree del giardino fu distrutta durante l’invasione giapponese del 1592 e ricostruita nel 1610 (2º anno di regno del re Gwanghaegun). In seguito molti sovrani, tra cui il re Injo, il re Sukjong, il re Jeongjo (onorato postumamente come imperatore Jeongjo) e il re Sunjo (onorato come imperatore Sunjo), restaurarono e ampliarono il giardino, dando forma a ciò che possiamo vedere oggi.

Il Giardino Segreto conserva il paesaggio naturale della montagna, con eleganti padiglioni che sorgono lungo quattro vallate. In ciascuna valle si trovano lo stagno Buyongji, lo stagno Aeryeonji, lo stagno Gwallamji e il torrente Ongnyucheon. Gli spazi del giardino, inizialmente più ampi e aperti, diventano progressivamente più piccoli e intimi man mano che si procede verso l’interno, passando da aree create dall’uomo a zone sempre più naturali. Il percorso conduce infine al picco Eungbong, che si estende dal monte Bukhansan.

Il Giardino Segreto del palazzo Changdeokgung fu costruito per la famiglia reale. Oltre a essere un luogo di riposo e passeggio, veniva utilizzato per molte attività: comporre poesie, discutere di studi accademici, pescare, andare in barca, esercitarsi nelle arti militari e persino assistere a spettacoli di fuochi d’artificio. Qui il re organizzava spesso banchetti per le regine vedove, i membri della famiglia reale e i funzionari di corte. I sovrani coltivavano anche piccoli campi per sperimentare il lavoro agricolo, mentre le regine organizzavano eventi dedicati all’allevamento dei bachi da seta.

Area dello stagno di Buyongji

Lo stagno Buyongji è il giardino centrale principale del Giardino Segreto del palazzo Changdeokgung ed era uno spazio relativamente pubblico, dove si svolgevano attività di studio e insegnamento. Il nome “Buyong” significa “fiori di loto”. Questo stagno quadrato di circa 1.000 m² si trova al centro dell’area ed è circondato da diversi edifici.

A nord dello stagno si trova il Padiglione Juhamnu, una struttura a due piani costruita nel 1776, anno dell’ascesa al trono del re Jeongjo (onorato postumamente come imperatore Jeongjo). Il nome “Juhap” significa “connettere tutto ciò che esiste nell’universo”.Al primo piano si trovava la biblioteca Gyujanggak, mentre il secondo piano era utilizzato come sala di lettura.

Il cancello principale del Padiglione Juhamnu, chiamato Eosumun, che significa “pesce e acqua”, simboleggia la relazione di armonia tra il re e i suoi funzionari. I re entravano nel padiglione attraverso il cancello Eosumun, mentre i funzionari utilizzavano i cancelli laterali situati accanto.

A est dello stagno Buyongji si trova la Sala Yeonghwadang, il luogo in cui il re supervisionava personalmente gli esami ufficiali dello Stato. La Sala Yeonghwadang conserva un’insegna scritta di proprio pugno dal re Yeongjo (regno 1724–1776).

Area dello stagno di Aeryeonji e sala Yeongyeongdang


Il nome “Aeryeon” significa “amore per i fiori di loto”. Nel 1692 (18º anno di regno del re Sukjong), il sovrano fece creare un’isola nello stagno e vi fece costruire un padiglione. Anche se l’isola oggi non esiste più, il padiglione si trova ancora sul bordo settentrionale dello stagno. Il re Sukjong chiamò questo padiglione Aeryeonjeong e lo stagno Aeryeonji, mostrando così il suo grande affetto per i fiori di loto.

Superato il cancello Bullomun, che segna l’ingresso all’area dello stagno Aeryeonji, si trova un edificio chiamato Uiduhap Study Area. Nel 1827 (27º anno di regno del re Sunjo), il principe ereditario Hyomyeong (onorato postumamente come imperatore Munjo) fece costruire diversi edifici attorno allo stagno Aeryeonji, tra cui lo studio Uiduhap, e fece erigere muri per separarli dallo stagno. Oggi, tuttavia, rimane solo lo studio, con un’insegna che riporta il nome Gioheon (奇傲軒). Si tratta di un edificio molto semplice, privo di dancheong (le decorazioni colorate tradizionali delle strutture in legno).

A ovest dello stagno Aeryeonji si trova il complesso Yeongyeongdang, costruito nel 1828 (28º anno di regno del re Sunjo) per celebrare il rito con cui il principe ereditario Hyomyeong conferì un titolo onorifico a suo padre, il re Sunjo (onorato come imperatore Sunjo). Il nome “Yeongyeong” significa “diffondere ampiamente gli eventi di buon auspicio”.

Il complesso è progettato come una residenza aristocratica, con una sezione riservata agli uomini e agli ospiti e una sezione riservata alle donne. Anche Yeongyeongdang è privo di dancheong. Sebbene il sarangchae (la zona maschile) e l’anchae (la zona femminile) siano separati, sono collegati internamente. Lo studio Seonhyangjae presenta un tetto in lastre di rame e una tenda azionata da un sistema di carrucole, che conferisce all’edificio un’atmosfera piuttosto insolita ed esotica.

Durante il regno del re Gojong (1863–1897) e anche dopo che egli si proclamò imperatore della Corea (1897–1907), il complesso Yeongyeongdang fu utilizzato per scopi politici, come l’accoglienza di ospiti stranieri e l’organizzazione di banchetti ufficiali in loro onore.

Area dello stagno di Gwallamji

L’area dello stagno Gwallamji sembra essere l’aggiunta più recente alla sezione del Giardino Segreto del palazzo Changdeokgung. In passato questa zona comprendeva cinque stagni con forme diverse — quadrata, a mezzaluna e piccoli stagni rotondi — ma nel XX secolo furono uniti tra loro, assumendo la forma attuale.

Con lo stagno al centro, l’area ospita diversi padiglioni: Jondeokjeong, un padiglione esagonale con doppia gronda; Gwallamjeong, dalla forma a ventaglio; Pyeomusa, situato sulla collina occidentale con un lungo tetto a capanna; e Seungjaejeong, che si trova sul lato opposto rispetto a Gwallamjeong.

Originariamente il Padiglione Pyeomusa era una struttura ad angolo retto con un edificio annesso, ma questa costruzione secondaria oggi non esiste più. Il Padiglione Seungjaejeong, immerso nel bosco, presenta un tetto appuntito a quattro angoli.

Tra questi edifici, il padiglione più antico è Jondeokjeong, costruito nel 1644 (22º anno di regno del re Injo). I padiglioni Gwallamjeong e Seungjaejeong, invece, si ritiene siano stati costruiti tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo.

Area del torrente Ongnyucheon

Il torrente Ongnyucheon, il cui nome significa “torrente di giada cristallina”, si trova nella parte più settentrionale del palazzo Changdeokgung, nella valle più profonda del complesso.

Nel 1636 (14º anno di regno del re Injo), una grande roccia chiamata Soyoam fu intagliata per creare un flusso d’acqua vorticoso, dando origine a una cascata artificiale. Secondo il Gunggwolji (Registri dei Palazzi Reali), i tre caratteri 玉流川 incisi sulla roccia sono scritti di pugno dal re Injo, mentre la poesia incisa accanto fu composta dal re Sukjong, il 19º sovrano della dinastia Joseon, per lodare la bellezza del paesaggio circostante.

Intorno al torrente si trovano numerosi piccoli padiglioni, tra cui Soyojeong, Taegeukjeong, Nongsanjeong, Chwihanjeong e Cheonguijeong, che insieme creano un paesaggio armonioso che valorizza le diverse sezioni del giardino.

Il Padiglione Cheonguijeong era circondato da una piccola risaia e presentava un tetto di paglia, rendendolo l’unico edificio di questo tipo tra tutte le costruzioni reali della Corea.

Al prossimo approfondimento!

10 marzo 2026

La terra delle quotes - 215

 


  1. "La mia vita era solo amara, ma ho assaggiato qualcosa che non avevo mai provato prima. A volte è così piccante da farmi corrugare la fronte, altre volte non è solo piccante ma anche salato, aspro, astringente. Ma alla fine è così dolce da farmi persino alzare la glicemia. Un sapore che ho conosciuto solo grazie a te. Il tuo sapore.” – Tastefully Yours (2025)
  2. “Amo tutto di questo posto. Il falò, il rumore delle onde, il suono dell’acqua, il profumo dell’estate, le stelle… e te. Tra tutto ciò che esiste in questo mondo, mi piaci più di ogni altra cosa.” – Hometown Cha-Cha-Cha (2021)
  3. “Se mai dovessimo fare una scelta crudele, sceglierò te. Perché so che perdere qualcuno che amo è peggio che perdere me stesso.” – My Demon (2023)
  4. “Qualcosa si muove dentro di me. Ma non so se posso chiamarlo amore. O se sono qualcuno degno di provarlo.” – Our Movie (2025)
  5. “Mangia qualcosa. Devi mangiare per vivere, e finché sei viva, non è la fine.” - Honour (2026)
  6. “È curioso, non trovi? Quando le persone vogliono più soldi o più potere, nessuno chiede loro perché. Ma perché dovremmo aver bisogno di un motivo per rendere il mondo un posto migliore?” -  Honour (2026)
  7. “Ci sono 24 ore in un giorno. Sei ore di sonno. Dieci ore di lavoro. Il tempo passato a spostarsi e a mangiare. Se tolgo tutto questo, più il tempo per lavarmi e sistemarmi, mi restano solo tre ore e mezza. Giusto il tempo di guardare uno o due film, al massimo. Non spreco quelle preziose tre ore e mezza con chiunque.” - Boyfriend On Demand (2026)
  8. “l’amore significa dare il proprio cuore a qualcuno senza avere idea di cosa accadrà dopo. E non è che l’amore possa essere semplicemente imitato. Questa è la parte più difficile.”  - Boyfriend On Demand (2026)
  9. "Tutti i pesci mangiano il plancton. È proprio alla base della catena alimentare, il livello più basso dell’oceano. Ma è comunque qualcosa di straordinario. Quando queste minuscole creature emettono luce, producono anche enormi quantità di ossigeno, di cui tu e io abbiamo bisogno per vivere. Altrimenti la Terra sarebbe nei guai. Non è incredibile? Che esseri così piccoli siano in realtà così incredibilmente preziosi." - Mr. Plankton (2024)
  10. Se pensi che qualcosa sia pesante, anche una bottiglia d’acqua sembra pesante. Se invece pensi che sia leggero, perfino un sacco di riso sembra leggero. La vita consiste nel portare con sé solo quanto il proprio cuore riesce a sostenere. - My Lovely Journey (2025)
  11. "A volte un singolo verso di una canzone può confortarti più di qualsiasi altra cosa." - Idol I (2025)
  12. "L’amore riguarda la qualità, non la quantità. Avere due genitori non significa ricevere il doppio dell’amore. Se anche una sola persona ti ama davvero, è tutto ciò di cui hai bisogno." - Love Scout (2025)
  13. "Quando lavoravo al turno dell’alba in un minimarket, c’era una cliente che veniva sempre alla stessa ora, con gli stessi vestiti, a comprare la stessa birra. Non parlava mai e non mostrava alcuna emozione. Vederla era come guardare me stessa. Penso che l’alba sia un po’ così: un momento in cui non puoi nasconderti. Durante il giorno fingiamo di essere felici o fingiamo di non essere soli. Possiamo nasconderci da qualche parte nel mezzo, tra l’essere felici e l’essere soli. Ma all’alba questo non è possibile. È il momento che ti fa capire con certezza che non sei in quella zona intermedia. Lei non chiedeva nulla e non diceva nulla. Eppure era rassicurante. Perché restava lì con me. Perché era come me." - Love me (2025)
  14. "La solitudine è un segreto vergognoso. Un segreto che non deve essere rivelato a nessuno. E se, per caso, qualcuno provasse a guardare dentro quel segreto, entrano in azione i nostri meccanismi di difesa." - Love me (2025) 
  15. "Se il destino di un singolo essere umano non è che una brezza passeggera, una vita umana è come una tempesta furiosa." - No Tail to Tell (2026)

 


9 marzo 2026

Benvenuti in KOREA: Un assaggio di Corea del Sud pt.1

 

Il nostro viaggio benvenuti in Corea, come promesso, continua. Questa volta ci lasciamo guidare da un altro linguaggio universale, capace di raccontare un Paese senza bisogno di traduzioni: quello del cibo. Il mondo si è innamorato della cucina sudcoreana, e non soltanto per i suoi sapori intensi e irresistibili. Certo, l’equilibrio tra piccante, dolce e acidulo è uno dei suoi punti di forza, ma l’attrazione va ben oltre il gusto. La tavola coreana conquista per l’abbondanza delle portate, per il servizio in stile “banchetto”, per la varietà cromatica degli ingredienti e, soprattutto, per l’esperienza condivisa che trasforma ogni pasto in un momento collettivo. A tavola, in Corea, non si mangia soltanto: si vive.

Una breve storia gastronomica

La cucina coreana è profondamente radicata nella tradizione, ma non è mai rimasta immobile. Si è evoluta attraverso i secoli, adattandosi ai cambiamenti politici, religiosi e sociali del Paese.

Le tecniche di fermentazione sono praticate in Corea da migliaia di anni, e il kimchi — uno degli elementi più rappresentativi della cucina coreana — viene menzionato già nel VII secolo. Durante la dinastia Goryeo (X–XIV secolo) emerse una tendenza culinaria che oggi rappresenta una delle maggiori esportazioni gastronomiche del Paese: il barbecue. L’influenza del Buddhismo incoraggiò l’utilizzo di verdure e cereali stagionali, favorendo la nascita di piatti come il bibimbap.

Con la dinastia Joseon (fine XIV–XIX secolo), in Corea iniziarono ad arrivare colture provenienti da altre parti del mondo, tra cui mais, patate, peperoncini, frutta secca e pomodori. In questo periodo i pasti furono fortemente influenzati dalla filosofia confuciana dell’equilibrio e dell’armonia: la struttura tradizionale si organizzava attorno al riso (bap), alla zuppa (guk) e a numerosi contorni (banchan). Ancora oggi questa rimane la base della cucina coreana.

Tra il 1910 e il 1945 la Corea fu occupata dal Giappone, che prese il controllo di gran parte dell’agricoltura per sostenere la propria produzione alimentare. La classe lavoratrice soffrì enormemente: per molti, una ciotola di riso bianco era un lusso riservato a un’unica occasione annuale. Per il resto dell’anno si consumavano cereali più economici come miglio e orzo. Le classi più agiate, invece, iniziarono a integrare alimenti occidentali come pane e noodles secchi. In questo periodo si diffusero anche piatti giapponesi come tempura e sushi.

Durante la Guerra di Corea (1950–1953), la popolazione dovette affrontare nuove carenze alimentari, sopravvivendo principalmente con riso e verdure. La presenza americana portò a una curiosa contaminazione gastronomica: con l’accesso limitato alla carne, si iniziarono a utilizzare razioni militari statunitensi in eccesso — Spam, wurstel in scatola e formaggio fuso — nei propri stufati. Nacque così il budae jjigae, noto come “Army Base Stew”. Oggi, nonostante la carne sia facilmente reperibile, questo piatto rimane tra i più amati, Spam incluso.

Nel dopoguerra, con la crescita economica, le carenze diminuirono gradualmente. Lavorando e studiando intensamente per ricostruire il Paese, i coreani iniziarono a consumare più cibi istantanei e trasformati, tra cui il ramen istantaneo, diventato rapidamente un pilastro della dieta nazionale. Negli anni Settanta la produzione di carne e latticini aumentò, rendendo questi alimenti accessibili a tutte le classi sociali. Dagli anni Ottanta, con l’apertura al mondo, la cucina coreana accolse ulteriori influenze occidentali, come pasta, pizza, pollo fritto e catene di fast food americane.


Cosa si beve a tavola

Un pasto coreano non è completo senza bevande, e l’abbinamento con l’alcol è parte integrante della cultura gastronomica.

Il soju è il distillato più diffuso: trasparente, tradizionalmente prodotto da cereali come il riso, ha un sapore che ricorda la vodka ma con una dolcezza più marcata. Un’altra bevanda molto amata è il makgeolli, vino di riso fermentato dal colore lattiginoso e dal gusto leggermente acidulo, simile allo yogurt. Disponibile in diverse varianti aromatiche, viene spesso consumato con carne alla griglia o cibi fritti.

Esiste anche un preciso galateo: se si riceve un bicchiere da una persona più anziana, è buona norma tenerlo con entrambe le mani, inclinare leggermente il capo e voltarsi di lato mentre si beve. Riempirsi il bicchiere da soli è considerato inappropriato; quando è vuoto, lo si porge a chi lo aveva versato, si riceve il rabbocco e poi si ricambia il gesto.


Dentro la cucina coreana

Gli ingredienti più utilizzati includono olio di sesamo, aglio, zenzero, gochugaru (fiocchi di peperoncino) e cavolo. A questi si aggiungono tre salse fermentate fondamentali: gochujang (pasta di peperoncino rosso), doenjang (pasta di soia fermentata) e ganjang (salsa di soia). Questi tre elementi costituiscono la base di moltissimi piatti coreani.

Il gochujang, con il suo colore che varia dal rosso pomodoro al bordeaux intenso a seconda della fermentazione, è ingrediente chiave in piatti come kimchi, tteokbokki, bulgogi e bibimbap.

La cucina coreana utilizza principalmente carne di maiale e manzo, sfruttando ogni parte dell’animale. Tra le specialità troviamo il jokbal (zampetti di maiale brasati) e il seolleongtang (zuppa di ossa di bue). Circondata dal mare, la Corea consuma anche molti frutti di mare come gamberi, abalone, polpo e calamari.

Il paesaggio montuoso e piovoso favorisce numerose coltivazioni, in particolare il riso: nel 2024 la Corea del Sud ne ha prodotto oltre 3,5 milioni di tonnellate. Abbondano anche mandarini, pere, cachi e fragole, mentre il ginseng coreano è celebre a livello mondiale per la sua qualità, tanto che negli aeroporti si trovano interi scaffali dedicati ai suoi derivati.


Piatti da provare assolutamente

Tra le preparazioni più iconiche troviamo:

  • Tteokguk, zuppa con gnocchi di riso, uovo e ravioli in brodo di carne, consumata il primo giorno dell’anno lunare per simboleggiare il passare del tempo.
  • Japchae, noodles trasparenti saltati con funghi, carote, spinaci e cipolla in salsa di soia umami.
  • Bibimbap, riso caldo condito con verdure croccanti, carne, uovo fritto e gochujang.
  • Gimbap, riso, verdure, uova e carne avvolti in alga, immancabile nei lunchbox dei bambini.
  • Kimchi jjigae, stufato piccante e acidulo a base di kimchi, spesso con carne o tonno.
  • Bulgogi, sottili fettine di carne marinata in salsa dolce e affumicata.
  • Jajangmyeon, noodles in salsa di fagioli neri, piatto di fusione sino-coreana associato alla buona fortuna in occasioni come traslochi o lauree.

Il kimchi: istituzione culturale

Ogni autunno, famiglie e vicini si riuniscono per il kimjang, il processo di fermentazione delle verdure che permetterà di affrontare l’inverno. Il risultato è il kimchi, pilastro della cucina e della cultura coreana da secoli.

Dopo la preparazione, il kimchi viene conservato in giare di terracotta per mantenere la temperatura ideale di fermentazione. Anche negli appartamenti cittadini non è raro vederlo sui balconi o in frigoriferi dedicati esclusivamente a questo alimento.

Il consumo medio supera i 50 grammi al giorno per persona, e il governo ha persino lavorato per dieci anni a una versione liofilizzata destinata agli astronauti coreani. Oltre alla variante classica con cavolo napa, esistono più di 200 tipi di kimchi, preparati con cipolle, cetrioli, ravanelli e altre verdure, fermentate con peperoncino rosso, aglio, zenzero e cipollotto.

Ricco di vitamine, minerali e batteri benefici, il kimchi viene utilizzato in stufati, riso fritto, ravioli e pancake salati, oppure servito come banchan, insieme ad altri contorni gratuiti e sempre ricaricabili.


Il cibo di strada

In Corea non è necessario entrare in un ristorante per mangiare bene. Lo street food è parte integrante della cultura locale. Le pojangmacha funzionano come carretti di giorno e bar sotto tenda la sera.

A Seoul, zone come Myeongdong, Insadong e Dongdaemun offrono snack salati come tteokbokki, sundae (salsiccia simile al sanguinaccio, ripiena di noodles e verdure) e odeng (spiedini di fish cake in brodo caldo). Tra i dolci, spiccano gli hotteok ripieni di zucchero di canna e frutta secca e i bungeoppang, dolci a forma di pesce farciti con pasta di fagioli rossi o crema.


Il momento globale

Oggi la diffusione globale di musica, drama e cinema coreani ha acceso i riflettori anche sulla cucina. I social media hanno contribuito a rendere virali piatti come i Buldak fire noodles e il dalgona candy, comparso in una puntata di Squid Game.

La domanda internazionale di ristoranti e ingredienti coreani è in costante crescita. E per chi ha la fortuna di assaggiarla autentica, la cucina coreana è spesso amore al primo morso.

Il nostro viaggio, però, non finisce qui. Continueremo a esplorare la Corea attraverso i suoi piatti e le sue ricette simbolo, quelli che raccontano storie di famiglia, tradizione e identità. Non perdete il prossimo appuntamento con Benvenuti in Korea: la prossima settimana torniamo a tavola insieme. 

Non perdetevi le prossime parti, abbiamo ancora molto di cui parlare della cucina e del cibo coreano!

4 marzo 2026

I palazzi coreani: Changdeokgung

Come vi avevo promesso, iniziamo con l’articolo di oggi a parlare dei cinque grandi palazzi coreani, tutti situati a Seul e risalenti alla Dinastia Joseon. Il secondo palazzo di cui vi voglio parlare è Changdeokgung. Questa è la prima parte di 2. Per vedere le altre parti poi potrete cliccare nel menù su Le serie (2026). 

Inizialmente avevo pensato di realizzare uno dei miei soliti pezzi, poi però mi sono imbattuta in un sito davvero straordinario — che, tra le altre cose, vi consiglio caldamente di esplorare e che trovate alla fine dell’articolo — in cui sono raccolte tutte, ma proprio tutte, le informazioni più importanti e dettagliate sui palazzi reali coreani.

La risorsa è però disponibile esclusivamente in lingua inglese. Per questo motivo ho deciso di fare qualcosa di diverso dal solito: tradurre per voi le parti più significative e costruirci attorno un articolo. Dunque, per la prima volta dopo tanto tempo, le parole che leggerete non saranno completamente mie, ma traduzioni fedeli e accurate delle informazioni ufficiali.

Credo sinceramente che meglio del sito ufficiale dedicato ai palazzi e alle tombe reali coreane non ci sia nessuno in grado di restituire la bellezza, la complessità e il significato profondo di questi luoghi. È proprio per questo che ho optato per questa scelta, anche se diversa dal mio solito modo di scrivere, e spero che possiate comunque apprezzare il lavoro che c’è dietro.

Detto questo… iniziamo!

Il Palazzo Changdeokgung fu costruito nel 1405 (5º anno di regno di Re Taejong) come palazzo secondario rispetto al palazzo principale, Gyeongbokgung.

L’anno successivo venne creato il Giardino Segreto a nord del Palazzo Changdeokgung, e nel 1463 (9º anno di regno di Re Sejo) fu ampliato per integrare armoniosamente lo spazio destinato al governo con quello residenziale. Il Palazzo Changdeokgung venne distrutto durante l’invasione giapponese del 1592 (25º anno di regno di Re Seonjo) e fu ricostruito nel 1610 (2º anno di regno di Re Gwanghaegun), prima di qualsiasi altro palazzo. Per i successivi 270 anni fu la principale residenza dei sovrani, fino alla ricostruzione di Gyeongbokgung nel 1867, che tornò a essere di fatto il palazzo primario.

Dall’epoca di Re Injo fino a quella di Re Sunjo, furono costruite numerose strutture all’interno del complesso, tra cui il ruscello Ongnyucheon, la biblioteca Gyujanggak, il padiglione Juhamnu, lo stagno Aeryeonji, l’area di studio Uiduhap e il complesso Yeongyeongdang. Nel 1847 (13º anno di regno di Re Heonjong) fu inoltre istituita l’area di Nakseonjae, ampliando ulteriormente il perimetro del palazzo.

Il Palazzo Changdeokgung era spesso chiamato Donggwol, ovvero “Palazzo Orientale”, e non presentava confini che lo separassero dal Palazzo Changgyeonggung. Fu costruito in armonia con l’ambiente circostante ed è considerato il palazzo che meglio rappresenta lo stile architettonico tradizionale coreano.

In particolare, l’Imperatore Sunjong (r. 1907–1910), secondo imperatore dell’Impero Coreano, risiedette nel Palazzo Changdeokgung dopo la sua ascesa al trono e vi morì. L’Heungbokheon, edificio annesso alla Sala Daejojeon, è anche il luogo tragico in cui fu firmato il Trattato Corea–Giappone del 1910. Il Palazzo Changdeokgung fu inoltre la dimora e il luogo di morte degli ultimi discendenti della famiglia reale: l’Imperatrice Sunjeong (seconda moglie dell’Imperatore Sunjong), la Principessa Ereditaria Yi Bangja e la Principessa Deokhye.

Il Palazzo Changdeokgung soddisfa tre dei dieci criteri relativi al Valore Universale Eccezionale stabiliti dalle Linee Guida Operative per l’attuazione della Convenzione sul Patrimonio Mondiale. A differenza dei canoni prescritti per un tipico palazzo reale, Changdeokgung non segue uno schema rigidamente simmetrico: i suoi edifici sono disposti in base alla conformazione naturale delle montagne circostanti, ed è proprio questa scelta a farlo considerare il vertice dell’architettura palaziale coreana. Inoltre, il Giardino Segreto conserva padiglioni e stagni straordinariamente ben preservati in ciascuna delle sue sezioni, perfettamente integrati con l’ambiente naturale. Changdeokgung rappresenta dunque un esempio emblematico di palazzo che mantiene un’estetica atipica nella storia dell’architettura dell’Asia orientale. Per il suo eccezionale equilibrio tra costruzione umana e natura, e per la qualità del suo impianto architettonico, è stato inserito nella lista del Patrimonio Mondiale UNESCO il 6 dicembre 1997.

Criteri di selezione: patrimonio culturale (ii), (iii), (iv)

Criterio (ii): deve testimoniare un importante scambio di valori umani, in un determinato arco temporale o all’interno di un’area culturale del mondo, relativo allo sviluppo dell’architettura o della tecnologia, delle arti monumentali, dell’urbanistica o della progettazione del paesaggio.

Criterio (iii): deve apportare una testimonianza unica o almeno eccezionale di una tradizione culturale o di una civiltà vivente o scomparsa.

Criterio (iv): deve costituire un esempio straordinario di una tipologia edilizia, di un complesso architettonico o tecnologico, oppure di un paesaggio che illustri una o più fasi significative della storia dell’umanità.

Porta Donhwamun

La Donhwamun Gate è la porta principale del Changdeokgung Palace. Il nome “Donhwa” significa “educare il popolo attraverso la virtù”. La porta fu costruita nel 1412 (12º anno di regno di King Taejong). Poiché all’epoca il Jongmyo Shrine si trovava davanti al palazzo, l’ingresso venne realizzato sul lato sud-occidentale del complesso. Donhwamun fu poi ricostruita nel 1609 (1º anno di regno di King Gwanghaegun) dopo essere stata distrutta durante l’invasione giapponese del 1592. Si tratta di una struttura a due piani, la più grande tra le porte dei palazzi reali. Davanti alla porta si estende il Woldae, un’ampia piattaforma in pietra che sottolinea la solennità e la dignità del complesso reale. Donhwamun era utilizzata esclusivamente dal re, mentre i suoi sudditi entravano attraverso la Geumhomun Gate, la porta occidentale. In origine, al piano superiore della porta erano appesi una campana e un tamburo per segnalare l’inizio e la fine del coprifuoco: la campana suonava quando il coprifuoco iniziava, il tamburo quando veniva revocato. Oltre la Donhwamun si trova un gruppo di otto alberi di sofora (pagoda trees), oggi designati come monumento naturale. Sono alberi antichi, alti tra i 15 e i 16 metri, con tronchi spessi tra i 90 e i 178 cm all’altezza del petto di una persona. Fin dall’antichità, la sofora è simbolo di lealtà dei sudditi verso il sovrano. Si presume che questi alberi siano stati piantati presso l’ingresso del palazzo, dove si trovavano gli uffici governativi che riferivano direttamente al re.

Ponte Geumcheongyo

l Geumcheongyo Bridge è un ponte in pietra che attraversa il torrente Geumcheon, il quale scorreva tra la porta principale del Changdeokgung Palace e la porta Jinseonmun. In origine, il torrente Geumcheon fluiva da nord verso sud e usciva dal palazzo sul lato orientale della Donhwamun Gate. Il ponte Geumcheongyo fu costruito nel 1411 (11º anno di regno di King Taejong), appena sei anni dopo l’edificazione del palazzo. È stato preservato in modo eccellente, senza subire danni significativi, ed è oggi il più antico ponte in pietra ancora esistente tra quelli presenti nei palazzi reali coreani. Il ponte misura 12,9 metri di lunghezza e 12,5 metri di larghezza. È caratterizzato da due arcate sormontate da una pietra a cuneo sporgente. Le pareti tra le arcate laterali sono decorate con volti di goblin (figure apotropaiche della tradizione coreana), mentre tra le due arcate inferiori si trovano statue di animali propiziatori, simboli di buon auspicio e protezione.

Uffici nel palazzo


Gli uffici interni al palazzo erano gli uffici amministrativi centrali costruiti appositamente all’interno del complesso reale per assistere il re da vicino. Dietro il Geumcheongyo Bridge, a ovest della Injeongjeon Hall, si trovavano il Yakbang (infermeria reale), l’Okdang (Ufficio dei Consiglieri Speciali) e lo Yemungwan (Ufficio per gli Affari Amministrativi e la Ricerca). Più a ovest sorgevano la Gyujanggak Library, la Bongmodang Hall e l’ufficio Geomseocheong. Gli edifici che si vedono oggi sono frutto di restauri effettuati tra il 2000 e il 2004. A nord della Gyujanggak Library si trova un ginepro di circa 750 anni. I ginepri, grazie al loro profumo intenso e pungente, venivano utilizzati come incenso nei rituali. Sono spesso piantati in giardini e parchi. I suoi rami un tempo si estendevano in tutte le direzioni: il ramo meridionale è stato tagliato, quello settentrionale è seccato, mentre il ramo orientale si è deformato assumendo una forma contorta.

Sala Seonwonjeon

La Seonwonjeon Hall era il santuario in cui venivano custoditi i ritratti ufficiali dei sovrani della dinastia Joseon e dove si svolgevano i riti ancestrali in loro onore. In origine, l’edificio era conosciuto come Chunhwijeon Hall (o Gyeonghwadang Hall) e si trovava nel Gyeongdeokgung Palace, oggi noto come Gyeonghuigung Palace. Nel 1656 (7º anno di regno di King Hyojong) fu trasferito al Changdeokgung Palace. A partire dal regno di King Sukjong, l’edificio assunse ufficialmente il nome di Seonwonjeon Hall. Successivamente, nel 1921, venne costruita una nuova Seonwonjeon Hall nella parte più interna del Secret Garden, destinata a custodire tutti i ritratti reali. Quest’area è oggi conosciuta come Antica Seonwonjeon Hall.

Sala Injeongjeon e Porta Injeongmun


La Injeongjeon Hall è la sala del trono del Changdeokgung Palace. Qui si svolgevano gli eventi più solenni del regno: l’ascesa al trono del sovrano, le assemblee dei funzionari, gli esami di stato e i banchetti reali. Il nome “Injeong” significa “governo benevolo”. La sala fu edificata al momento della fondazione del palazzo, poi ricostruita nel 1418 (18º anno di regno di King Taejong) e nuovamente nel 1610 (2º anno di regno di King Gwanghaegun) dopo la distruzione subita durante l’invasione giapponese del 1592. Injeongjeon è un edificio imponente, costruito su un’ampia piattaforma in pietra a due livelli (Woldae). Poiché la piattaforma è relativamente bassa e priva di balaustre, la sala appare più sobria rispetto alla Geunjeongjeon Hall del Gyeongbokgung Palace. In origine il pavimento interno era rivestito con mattoni cotti in argilla; oggi è in parquet. Nel 1908 la sala fu rinnovata in stile occidentale, con l’aggiunta di lampadine elettriche, tende e finestre in vetro. Il cortile anteriore, ovvero la corte reale, è pavimentato con ampie e sottili lastre di pietra, come negli altri palazzi. Tre percorsi centrali ne attraversano lo spazio, sottolineando la dignità del complesso. Nel cortile sono presenti anche colonnine in pietra che indicavano la posizione dei funzionari in base al loro rango. Parte dei corridoi esterni della sala è stata restaurata dopo il 1991. La Injeongmun Gate è la porta principale della sala Injeongjeon. Presenta un tetto a padiglione con frontone sui lati anteriore e laterali. Injeongmun era il luogo in cui si svolgeva l’incoronazione del nuovo sovrano durante i funerali di stato del re defunto. Qui furono incoronati sette re della dinastia Joseon: King Hyojong, King Hyeonjong, King Sukjong, King Yeongjo, King Sunjo, King Cheoljong e King Gojong.

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3 marzo 2026

La terra delle quotes - 214

 


  1. "Non importa davvero per cosa sia la guerra. La morte di qualcuno diventa l’occasione di qualcun altro. Questa è la guerra.” Made In Korea (2025-26)
  2. "Solo perché indossiamo gli stessi abiti e stiamo nello stesso posto, non significa che percorriamo la stessa strada.”  Made In Korea (2025-26)
  3. “Ma chi preme il grilletto non è mai disposto a portare il peso di quell’unico colpo. I morti restano in silenzio, e ciò che segue ricade sui vivi.” Made In Korea (2025-26)
  4. “Quando si parla di uomini, conta quanto tempo e denaro sono disposti a spendere per una donna.” Undercover Miss Hong (2026)
  5. "quello che le vittime vogliono davvero è avere qualcuno dalla loro parte, che ascolti la loro storia e combatta al loro fianco.” Honour (2026)
  6. “Ci sono momenti in cui ho bisogno di un posto in cui so di essere davvero al sicuro. Un posto dove posso sentirmi al sicuro. Anche se non sono fisicamente qui, sapere che esiste mi aiuta.” Honour (2026)
  7. “Sopravvivere non è così complicato. Mi sembrava di morire, ma una volta che ho mangiato, ho capito che potevo vivere di nuovo. Per vivere, devi mangiare. E per salvare qualcuno, devi nutrirlo.” - Honour (2026)
  8. “La verità, come la luce, ci acceca. La menzogna, invece, è come un bellissimo tramonto che rende tutto più affascinante. Almeno finché non vieni scoperto.” the art of sarah (2026)
  9. “Se vuoi conoscere il valore di qualcuno, concentrati su ciò che non ha, non su ciò che possiede.” the art of sarah (2026)
  10.  “La gente si fida sapendo che non dovrebbe, si fida di sé credendo di essere diversa, crede nel mondo pensando che stavolta sarà diverso, e crede alle bugie pur sapendo che è tutto una menzogna.” the art of sarah (2026)
  11. “Il mondo è gentile ma indifferente. Da una parte può esserci una festa sfarzosa, mentre dall’altra qualcuno muore di freddo.”  the art of sarah (2026)
  12. “I marchi di lusso sono diventati tali perché hanno scartato ciò che contava di più: i clienti. Più ti ignorano, più li desideri. È l’atteggiamento che ti rende un marchio di lusso. Per questo ho scartato me stessa.” the art of sarah (2026)
  13. “Cent’anni. Dieci anni. No… anche solo un giorno. Se posso vivere solo un giorno, deve essere con te.” – Love Next Door (2024)
  14. “Mi chiedo cosa si provi a innamorarsi a prima vista. Ma nel momento in cui l’ho visto, l’ho sentito subito. Le nostre mani si sono sfiorate per un attimo, ma il mio cuore ha iniziato a battere forte. È questo il primo amore?” – Snowdrop (2021-2022)
  15. “Sono qui perché voglio sentirti brontolare per il resto della mia vita.” – Dynamite Kiss (2025)

2 marzo 2026

BENVENUTI IN KOREA: alla scoperta della lingua coreana

Dopo aver ripercorso la storia della Corea e le sue trasformazioni nel tempo, il nostro viaggio prosegue là dove ogni cultura prende davvero forma: nella lingua. Comprendere il coreano significa entrare nel modo in cui questo Paese pensa, si relaziona, esprime rispetto, identità e appartenenza. Prima ancora dei luoghi e delle tradizioni visibili, è la lingua a raccontarci chi sono i coreani e come leggono il mondo che li circonda. È da qui, dalle parole e dai suoni, che inizia questa nuova tappa del nostro percorso alla scoperta della Corea.

Conosciuta comunemente come hangugo (o kugo nella lingua stessa), la lingua coreana è da tempo la lingua ufficiale sia della Corea del Sud sia della Corea del Nord. Oggi è parlata da circa 80 milioni di persone nel mondo, di cui poco più di 50 milioni nel Sud e quasi 25 milioni nel Nord. Pur condividendo la stessa struttura linguistica, le due varianti presentano differenze di vocabolario, pronuncia e accento, frutto di oltre settant’anni di separazione politica e culturale.

La lingua coreana precede di molto la creazione del sistema di scrittura oggi noto come Hangeul, e le sue origini restano in parte avvolte nel mistero. Le ipotesi più diffuse collocano la nascita del coreano in un’area vasta che comprende le regioni a nord dell’attuale Corea del Sud, come la Corea del Nord, la Cina e la Russia, ma anche aree più meridionali, tra cui il Giappone. Dal punto di vista linguistico, il coreano è stato spesso messo in relazione con lingue come turco, mongolo, ungherese e finlandese, talvolta ricondotte alla cosiddetta famiglia altaica, sebbene questa classificazione non sia universalmente accettata.

Nonostante l’incertezza sulle sue origini più remote, sappiamo che il coreano viene parlato almeno dal 57 a.C., nella sua prima forma conosciuta come coreano antico. Dal X secolo fino alla fine del XVI secolo si sviluppò il cosiddetto coreano medio, una fase di transizione fondamentale che accompagnò l’evoluzione linguistica del Paese e pose le basi della lingua moderna.

Per secoli, in assenza di un sistema di scrittura autoctono, i coreani adottarono i caratteri cinesi come mezzo di scrittura formale. Tali caratteri, noti in coreano come hanja, vennero adattati per rappresentare i significati e, in parte, i suoni della lingua coreana. Questo sistema era già in uso durante il periodo di Silla e rimase dominante dal I secolo fino al XIX secolo. Tuttavia, la sua complessità lo rendeva accessibile solo a una ristretta élite istruita nel cinese classico, in un’epoca in cui la maggior parte della popolazione non sapeva né leggere né scrivere.

Fu per contrastare l’analfabetismo e rendere l’istruzione accessibile a tutti che Re Sejong il Grande, quarto sovrano della dinastia Joseon, avviò negli anni Quaranta del XV secolo una profonda riforma linguistica. Nel 1446 nacque così un nuovo sistema di scrittura fonetico, originariamente chiamato Hunminjeongeum (“I suoni corretti per l’istruzione del popolo”), che all’inizio del XX secolo venne ufficialmente rinominato Hangeul.

Se la data di creazione dell’Hangeul può sembrare lontana, va ricordato che il sistema di scrittura cinese era già pienamente sviluppato nel XIV secolo a.C., e che la letteratura cinese veniva prodotta quasi duemila anni prima della nascita dell’alfabeto coreano.

Il termine Hangeul unisce l’antica parola coreana han, che significa “grande”, e gul, che significa “scrittura”. Le consonanti di base furono progettate per riprodurre la forma della bocca necessaria a pronunciare ciascun suono, mentre le vocali si basano su tre elementi simbolici fondamentali: il cielo (un punto), la terra (una linea orizzontale) e l’essere umano (una linea verticale). Re Sejong accompagnò l’introduzione dell’Hangeul con un manuale dettagliato che ne spiegava struttura e utilizzo, rendendo il sistema sorprendentemente semplice da apprendere ed efficiente da usare. L’invenzione dell’Hangeul è oggi considerata uno dei più grandi traguardi della cultura coreana, e molti storici attribuiscono proprio a questa semplicità l’elevato tasso di alfabetizzazione del Paese.

L’alfabeto coreano è composto da 24 lettere di base14 consonanti e 10 vocali — organizzate in blocchi sillabici disposti in due dimensioni. A differenza dell’inglese, che segue una struttura lineare, il coreano combina le lettere in unità visive complete: Seoul, ad esempio, si scrive 서울, e non ㅅㅇㄹ. Ogni blocco sillabico inizia con una consonante, seguita da una vocale, e talvolta da una consonante finale (batchim), che può assumere il suono ng oppure rimanere muta, a seconda della posizione. Tradizionalmente, i testi coreani venivano scritti dall’alto verso il basso e da destra a sinistra, ma oggi la scrittura procede da sinistra a destra, con spazi tra le parole, come in inglese.

Nonostante l’Hangeul sia stato concepito per emanciparsi dai caratteri cinesi, l’influenza del cinese rimane profondamente radicata nella lingua coreana. Circa la metà del vocabolario deriva infatti dal cinese, pur presentando differenze significative di pronuncia e struttura sintattica. A questo si aggiunge, soprattutto in epoca moderna, l’influsso dell’inglese. Oltre ai prestiti diretti — parole come shopping, chocolate e coffee — si è sviluppato il fenomeno del Konglish, un lessico ibrido nato dall’adattamento creativo di termini inglesi. Espressioni come hwaiting (derivato da fighting) o selka (da self e camera), così come parole come aiping (“eye shopping”) o haendeupon (“telefono in mano”), riflettono l’incontro quotidiano tra culture diverse. Le origini di questo fenomeno risalgono in gran parte al periodo successivo alla Guerra di Corea, quando la presenza americana nel Sud influenzò profondamente lingua e società.

Sebbene la struttura linguistica sia condivisa in tutta la penisola, esistono numerosi dialetti regionali. Il dialetto di Pyongyang, in Corea del Nord, presenta differenze evidenti rispetto al coreano del Sud. All’interno della Corea del Sud, si distinguono chiaramente le varietà di Gyeongsang, Chungcheong, Jeolla e dell’isola di Jeju, con variazioni di ritmo, tono, velocità e accento. Il Jejueo (o Jejueomal), parlato a Jeju, è talvolta considerato una lingua a sé: pur utilizzando in gran parte le lettere dell’Hangeul, presenta un lessico e strutture grammaticali distinti. Le sue origini risalgono alla dinastia Goryeo e oggi è classificato dall’UNESCO come lingua in pericolo, parlata da meno di 10.000 persone.

Un altro elemento centrale della lingua coreana è il sistema degli onorifici, profondamente influenzato dal confucianesimo. Rispetto, gerarchia, età e status sociale sono pilastri della comunicazione quotidiana. Il coreano distingue principalmente tra jondaemal, lo stile educato e formale, e banmal, la forma informale usata tra amici, coetanei o persone più giovani. All’interno di questi due registri esistono ulteriori livelli di cortesia, che si riflettono nella coniugazione verbale e nell’uso di titoli onorifici come ssi e nim, impiegati per esprimere diversi gradi di rispetto.

Per i non madrelingua, il coreano è spesso considerato una delle lingue più difficili da padroneggiare, soprattutto per gli anglofoni. Negli Stati Uniti è infatti classificato tra le lingue di massima difficoltà. Eppure, questo non ha frenato l’interesse globale. Al contrario, l’esplosione culturale dell’Hallyu, tra gli anni 2000 e 2010, ha spinto una nuova generazione di studenti ad avvicinarsi alla lingua attraverso K-drama e K-pop, desiderosi di comprendere testi, dialoghi e sfumature culturali senza affidarsi esclusivamente ai sottotitoli.

Nel 2020, l’app Duolingo ha persino definito il coreano la seconda lingua in più rapida crescita al mondo, subito dopo l’hindi. Oggi, in 82 Paesi, oltre 200 King Sejong Institute contribuiscono alla diffusione globale della lingua, testimoniando non solo il suo crescente successo, ma anche l’impatto internazionale della Corea e delle sue esportazioni culturali.

Dalle sue origini misteriose alla raffinatezza dell’Hangeul, dal peso della tradizione confuciana fino alla spinta della Korean Wave, la lingua coreana racconta una storia complessa, stratificata e profondamente affascinante. Pur avendo solo un quinto dei madrelingua rispetto all’inglese, continua ad attirare l’attenzione di persone in tutto il mondo — e per chi è all’inizio di questo percorso, non resta che dire: hwaiting.

Dalle origini misteriose del coreano alla raffinatezza dell’Hangeul, dai dialetti regionali al complesso sistema degli onorifici, la lingua si rivela come uno specchio fedele della storia, dei valori e delle relazioni sociali della Corea. Ma il nostro viaggio di Benvenuti in Corea non si ferma qui. Dopo aver attraversato parole, suoni e significati, è tempo di lasciarci guidare da un altro linguaggio universale: quello del cibo. Nella prossima tappa entreremo nei sapori di questa terra magica, dove ogni piatto racconta tradizione, memoria e identità, continuando il nostro percorso alla scoperta della cultura coreana.