Inutile negarlo: saranghae ĆØ LA parola.
Quella che aspetti per 14 episodi. Quella che arriva tra lacrime, silenzi e pioggia. Quella che, quando viene pronunciata per la prima volta, ti scioglie l’anima. A volte viene sussurrata, a volte gridata, a volte detta in un momento cosƬ improvviso da farti mettere in pausa e tornare indietro. PerchĆ© vuoi sentirla di nuovo. E di nuovo.
“Saranghae.”
“Neodo saranghae.”
E in quel momento non esiste nient’altro.
2. ė¤ķģ“ė¤ (Dahaengida) – Che sollievo
Lui si salva all’ultimo momento. Lei esce viva dall’operazione. Il padre che si credeva morto… non lo ĆØ. Ed ecco che esplode il classico: “Dahaengida…” Ć una di quelle parole che anche se non pronunci, senti. PerchĆ© la riconosci nel tono, nello sguardo commosso, nella musica in sottofondo che parte appena prima del climax emotivo. Ć la parola del fiato sospeso che torna. Di quando, per una volta, le cose vanno bene.
3. ź“ģ°®ģ? (Gwenchana?) – Stai bene?
Ogni protagonista con il cuore tenero l’ha detta almeno una volta. In ginocchio, con le mani tremanti, con gli occhi sbarrati:
“Gwenchana??”
“Ya! Gwenchana??”
E tu lƬ, dall’altra parte dello schermo, che gridi:
“NO, NON STA BENE, PORTALA IN OSPEDALE!”
Ironia a parte, ĆØ una parola che esprime cura. Tenerezza. Preoccupazione vera. E ogni volta che qualcuno la dice, ti viene voglia di riceverla anche tu. Solo una volta. Magari da Hyun Bin, ma non faremo i difficili.
4. ģ? (Wae?) – PerchĆ©?
Una parola, mille sfumature. C’ĆØ il "Wae?" innocente, quello detto tra una battuta e l’altra. Ma poi c’ĆØ quello doloroso. Detto tra le lacrime. Con la voce spezzata. Con il cuore in gola.
“Wae... wae geurae?”
“PerchĆ© lo stai facendo?”
“PerchĆ© mi lasci?”
Non serve capire tutto il contesto. Quando arriva quel wae, il cuore lo riconosce.
5. 미ģķ“ (Mianhae) – Scusami
Forse la parola più usata nei K-Drama. Forse anche troppo. A volte ti viene da gridare:
“BASTA DIRE MIANHAE, RISOLVETE LA SITUAZIONE!”
Ma in fondo… quanto ĆØ dolce? Quanto pesa, detta con sinceritĆ ?
E quando viene ripetuta più volte?
“Mianhae… mianhae… jeongmal mianhae…”
Una sequenza che ormai fa parte di noi. Di quelli che, sƬ, si commuovono anche dopo 300 episodi.
6. ģ ė° (Jebal) – Ti prego
La parola delle suppliche. Del dramma. Del cuore che chiede un’altra possibilitĆ .
“Jebal... hajima.”
“Ti prego... non farlo.”
Il tono di voce si abbassa, le lacrime salgono, e tu davanti allo schermo che rispondi anche se nessuno ti sente:
“Ti prego, ascoltalo.”
Eppure, quanto ci piace quel momento tragico. Ammettilo.
7. ź±±ģ ķģ§ė§ (Geokjeonghajima) – Non preoccuparti
Un classico. Di solito detto da qualcuno che sta per fare una scelta rischiosa. O da chi vuole fingere di stare bene quando non lo ĆØ.
“Geokjeonghajima. Na gwenchana.”
“Non preoccuparti. Io sto bene.”
Spoiler: non sta bene. MAI. Ma noi facciamo finta di crederci, perchĆ© siamo anche un po’ masochisti.
8. ģģ (Jal ja) – Buonanotte
Una parola semplice, quotidiana, ma che nei drama sa diventare la più dolce del mondo. Detta per telefono, a bassa voce, magari dopo una videochiamata improvvisata.
“Jal ja… kkamjjakhage malgo.”
“Buonanotte… e non avere incubi.”
E tu, mentre spegni il pc alle 3:42 del mattino, pensi:
“Anche a me qualcuno potrebbe dire ‘jal ja’ con quella voce?”
9. ģ¢ģķ“ (Joahhae) – Mi piaci
Se saranghae ĆØ la dichiarazione da manuale, joahhae ĆØ quella genuina. La confessione timida, detta guardando in basso, magari sotto un albero di ciliegio. Magari in divisa scolastica. Magari sotto la pioggia.
“Na… joahhae.”
“Io… mi piaci.”
E tu? Hai sorriso? Hai gridato? Hai messo in pausa per interiorizzare? Qualsiasi reazione ĆØ valida.
10. Unni, Oppa, Noona, Hyung – I legami che non hai ma vorresti
Queste parole non sono semplici appellativi. Sono dinamiche sociali. Sono affetto, rispetto, intimitĆ . Sono… drama puri.
-
Unni (ģøė) – usata da una ragazza per una ragazza più grande.
-
Oppa (ģ¤ė¹ ) – usata da una ragazza per un ragazzo più grande (e causa della Sindrome di Oppa™).
-
Noona (ėė) – usata da un ragazzo per una ragazza più grande.
-
Hyung (ķ) – usata da un ragazzo per un ragazzo più grande.
Nel mondo dei K-Drama, queste parole trasformano le relazioni.
Se lei smette di chiamarlo per nome e inizia con “Oppa…”, ecco. Ć fatta. L’amore ĆØ nato. E noi siamo giĆ pronti con i fazzoletti.
tra un “Oppa” e un “Jebal”, parliamo una lingua tutta nostra
Forse non parliamo fluentemente coreano. Ma i K-Drama ci hanno insegnato un vocabolario emotivo, fatto di parole che suonano come casa, anche se non le abbiamo mai studiate. Le abbiamo imparate con il cuore. Col sorriso. Con le lacrime. E ogni volta che le sentiamo, anche in un contesto nuovo, una parte di noi si illumina. E tu? Quante di queste parole usi nella vita quotidiana? Quante ti sei ritrovata a sussurrare al tuo gatto, al tuo peluche o (sii sincera) al poster di Gong Yoo sopra il letto?

0 | +:
Posta un commento