Dopo aver parlato dei cinque grandi palazzi coreani, tutti situati a Seul e risalenti alla Dinastia Joseon. Ho deciso di tradurre anche i restanti palazzi e luoghi presenti nel sito https://royal.cha.go.kr Dunque, anche per questa volta, le parole che leggerete non saranno completamente mie, ma traduzioni fedeli e accurate delle informazioni ufficiali. Credo sinceramente che meglio del sito ufficiale dedicato ai palazzi e alle tombe reali coreane non ci sia nessuno in grado di restituire la bellezza, la complessità e il significato profondo di questi luoghi. È proprio per questo che ho optato per questa scelta, anche se diversa dal mio solito modo di scrivere, e spero che possiate comunque apprezzare il lavoro che c’è dietro. Detto questo… iniziamo!
L’Altare Sajikdan è il luogo in cui venivano celebrati riti in onore di Sasin, il dio della terra, e Jiksin, il dio dei cereali.
Poiché la Corea era una società agricola, le fondamenta dello Stato dipendevano dalla terra e dai raccolti che essa produceva. Per questo motivo, fin dall’antichità venivano offerti rituali propiziatori. Durante la dinastia Joseon, l’Altare Sajikdan costituiva una delle due strutture più importanti dello Stato, insieme al Santuario Jongmyo.
L’Altare Sajikdan fu istituito nella sua posizione attuale nel 1395 (quarto anno di regno di re Taejo), dopo la fondazione della dinastia Joseon nel 1392, seguendo la norma secondo cui “con il palazzo al centro, il Santuario Jongmyo deve essere collocato alla sua sinistra e l’Altare Sajikdan alla sua destra”. L’ufficio incaricato della gestione, dei riti e delle attività sul territorio era denominato Ufficio Sajikseo.
Insieme al Santuario Jongmyo, l’Altare Sajikdan rappresentava il fondamento simbolico della dinastia Joseon. Qui si pregava per la pace e la prosperità della nazione, si svolgevano riti per superare crisi e siccità e si invocavano raccolti abbondanti.
All’interno del complesso dell’Altare Sajikdan si trovano il cancello principale, la Sala Anhyangcheong (edificio rituale in cui venivano conservati l’incenso e le preghiere rituali) e la Sala Jeonsacheong (la cucina destinata alla preparazione dei cibi rituali).
Il cancello principale dell’Altare Sajikdan è un cancello esterno che in origine era collegato alle mura perimetrali. La struttura presenta tre kan (la distanza tra due colonne) sul fronte e due kan sui lati. La targa con l’iscrizione “Sajikdan” è appesa nella parte superiore del cancello dal 1962.
In origine il cancello si trovava circa 24 metri più avanti, ma è stato spostato in seguito a un progetto di ampliamento stradale.
La Sala Anhyangcheong è un edificio rituale in cui venivano custoditi l’incenso e le preghiere rituali. Nei periodi ordinari, la sala era utilizzata dagli ufficiali dell’Ufficio Sajikseo, ma durante le cerimonie veniva liberata affinché il re potesse soggiornarvi.

L’area della Sala Jeonsacheong era lo spazio in cui venivano preparati i cibi destinati ai riti e alle cerimonie dell’Altare Sajikdan. Il complesso comprendeva diverse strutture, ciascuna con una funzione specifica:
il Subokbang, dove soggiornavano i subok, i custodi dell’Altare Sajikdan;
il Jammulgo, adibito alla conservazione degli oggetti rituali, esclusi gli utensili;
il Jejeong, il pozzo da cui veniva attinta l’acqua per i rituali;
la Sala Jeonsacheong, utilizzata come cucina per la preparazione dei cibi rituali;
il Jaesaengjeong, dove venivano macellati gli animali sacrificali (bovini, ovini e suini);
il Jegigo, destinato alla conservazione degli utensili rituali;
il Jeoguga, un mulino dotato di un grande mortaio;
e il Chanmandae, dove i cibi rituali venivano conservati prima della cerimonia.
Gli Altari Sadan e Jikdan sono gli altari in cui venivano celebrati i riti in onore di Sasin e Jiksin, rispettivamente il dio della terra e il dio dei cereali. Gli altari sono costruiti in forma quadrata, con tre livelli di basamenti in pietra, e l’interno è riempito di argilla. Su tutti e quattro i lati sono presenti scale che conducono alla sommità.
Gli Altari Sadan e Jikdan sono collocati all’interno di uno yu (muro basso), e ciascuno dei quattro lati del muro presenta un cancello, chiamato Cancello Yumun. Nel juwon (muro perimetrale) che circonda lo yu, la sala delle tavolette e il panwi (lo spazio destinato all’inginocchiamento), sono installati quattro cancelli spirituali. Il cancello esterno settentrionale è dotato di tre porte, poiché era riservato al passaggio delle divinità.
Durante la dinastia Joseon, in ciascun altare erano custodite le tavolette sacre di Guksajisin e Gukjikjisin, utilizzate per lo svolgimento dei rituali. Gli altari conservavano anche le tavolette di Hutossijisin e Hujikssijisin.
Dopo la proclamazione dell’Impero Coreano nel 1897 (primo anno di regno dell’imperatore Gwangmu), Guksajisin e Gukjikjisin vennero elevati rispettivamente al rango di Taesajisin e Taejikjisin.
Questi altari fanno parte del complesso dell’Altare Sajikdan, uno dei luoghi rituali fondamentali della tradizione statale coreana.
Il Sajik daeje è un rito offerto a Sasin (dio della terra) e Jiksin (dio dei cereali) per pregare per la pace e la prosperità del Paese. Si tratta di un rito solenne e di grande prestigio, che rientra nella daesa (Grande Rito) del gillye, una delle categorie dell’oryeui (i cinque riti di Stato).
Durante la dinastia Joseon venivano celebrati i riti chunchuje e napje. Il chunchuje si svolgeva nel giorno di mu dei mesi di febbraio e agosto del calendario lunare, corrispondenti rispettivamente alla metà della primavera e alla metà dell’autunno. Il napje, invece, veniva celebrato nel terzo giorno di mi del mese di novembre del calendario lunare, dopo il solstizio d’inverno.
Il Sajik daeje continuò a essere celebrato fino al periodo dell’Impero Coreano (1897–1910). Durante il dominio giapponese (1910–1945), il rito venne abolito e le tavolette sacre furono bruciate. Quando il rituale fu ripristinato nel 1988, venne designato Patrimonio Culturale Immateriale Nazionale nel 2000. Attualmente, il Sajik daeje viene celebrato il quarto sabato di settembre.
Gli utensili rituali (jegi) del Sajik daeje comprendono byeon, du, bo, gwe e jak. I cibi rituali (jesu) includono animali sacrificali (bovini, ovini e suini), cereali (riso, sorgo, miglio glutinoso e altri), dolci di riso, pesce salato, frutta e altro ancora. Tra gli altri rituali, oltre al Sajik daeje, figurano il giuje, rito per invocare la pioggia; il gigokje, rito per un raccolto abbondante; e il gigoje, un rito celebrato in occasione di crisi nazionali.
Al prossimo approfondimento!
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