Benvenuti in Korea: il linguaggio dell’arte coreana pt.2

Il nostro viaggio benvenuti in Corea, come promesso, continua. La Corea non è solo una storia da leggere: si manifesta nei vicoli stretti che si arrampicano sulle colline, nelle case che respirano insieme alla natura, negli edifici che sfidano il cielo e negli oggetti quotidiani progettati con una cura quasi silenziosa. Dai villaggi murali nati dal bisogno e trasformati in arte, fino alle città intelligenti costruite guardando al futuro, ogni angolo racconta un equilibrio costante tra memoria e innovazione. È proprio in questo dialogo—tra ciò che è stato e ciò che sta diventando—che prende forma l’identità visiva della Corea contemporanea.

Villaggi murali

Dopo la Guerra di Corea, molti quartieri poveri si formarono in modo spontaneo, con residenti in difficoltà economica che costruivano baracche improvvisate sui pendii aridi delle colline. Questi labirintici “villaggi della luna” (daldongne), così chiamati per la loro posizione elevata, furono per decenni stigmatizzati e trascurati. La risposta del governo? Portare arte e cultura in queste aree. Il quartiere di Ihwa-dong a Seul, allora destinato a un progetto di riqualificazione, fu uno dei primi a essere trasformato. Artisti coreani arrivarono da tutto il Paese per decorare i muri dei suoi vicoli tortuosi con opere colorate, tra cui un murale raffigurante una carpa koi dipinto su una scalinata pubblica. Molti di questi murales sfruttavano giochi prospettici: la carpa, ad esempio, era visibile nella sua interezza solo da un punto preciso. L’iniziativa ebbe successo, attirando numerose attività commerciali e turisti.

Per il governo, i murales si rivelarono uno strumento efficace per rivitalizzare le comunità, sia dal punto di vista economico sia culturale, e la strategia fu estesa a tutto il Paese. Le celebri pareti del Gamcheon Culture Village a Busan furono decorate da artisti, studenti e dagli stessi residenti. Tuttavia, per alcuni abitanti l’aumento del turismo, del rumore e il fenomeno della gentrificazione rappresentano problemi concreti: tanto che alcuni residenti arrivarono a coprire il famoso murale della carpa a Ihwa come forma di protesta.

Eredità architettonica

Dalle case rurali alle strutture d’avanguardia, le diverse estetiche architettoniche della Corea riflettono la storia, i valori e le ambizioni del Paese. Nel corso dei secoli, i coreani hanno adattato l’architettura a istituzioni e obiettivi differenti, passando da un iniziale rispetto per la semplicità naturale a una moderna attenzione per velocità e funzionalità. Sebbene la rapida modernizzazione abbia interrotto le pratiche costruttive tradizionali, oggi il Paese cerca di integrare la saggezza del proprio passato architettonico.

Estetica tradizionale

Tradizionalmente, sia gli edifici monumentali (palazzi reali, templi montani) sia quelli più umili (botteghe, case rurali) evitavano gli eccessi. I costruttori puntavano invece a un’armonia con la natura, utilizzando materiali naturali come pietra e legno e adottando elementi discreti, come i tetti leggermente inclinati. Questo approccio è evidente negli hanok, le tradizionali abitazioni coreane. La pietra costituisce la base dell’edificio, mentre il legno—spesso pino—viene utilizzato per la struttura e il pavimento. Le pareti sono realizzate con una miscela di paglia e terra pressata, spesso una particolare argilla rossa chiamata hwangto. Porte e finestre in legno a grata sono rivestite con carta di gelso trattata (hanji), traspirante e resistente all’acqua. I tetti possono essere coperti da tegole o da paglia di riso intrecciata. La particolarità di questi materiali è che possono essere facilmente smontati e riutilizzati per nuove costruzioni.

Il legame tra gli hanok e la natura si riflette anche nella loro forma e nella disposizione degli spazi. Nel nord, venivano costruiti generalmente in forma rettangolare attorno a un piccolo cortile per proteggersi dai venti freddi. Nel sud, dove gli inverni sono più miti, si sviluppavano in linea retta per favorire la ventilazione. Indipendentemente dalla forma, tutti gli hanok includono di solito un madang (cortile) e un ingegnoso sistema di riscaldamento a pavimento chiamato ondol. La Guerra di Corea e, successivamente, la corsa alla modernizzazione distrussero molti edifici tradizionali: solo a Seul si passò da circa 129.000 hanok nel 1961 a meno di 12.000 a metà degli anni 2010. Negli ultimi anni, però, queste strutture hanno conosciuto una nuova popolarità. Molte sono state trasformate in caffè e ristoranti, e a Seul è stato persino costruito un intero quartiere di hanok. Oggi gli architetti cercano di fondere passato e presente, realizzando i sinhanok, ovvero “nuovi hanok”, che mantengono strutture tradizionali e sostenibili ma presentano interni moderni e innovativi.

Funzionalità contemporanea

Gli edifici che nel corso del XX secolo iniziarono a sostituire i tradizionali hanok rappresentano un cambiamento progressivo nell’architettura coreana, influenzato da eventi sia interni sia internazionali. Con la graduale apertura del Paese al mondo esterno, arrivarono nuovi stili architettonici stranieri, un processo che si intensificò durante l’occupazione giapponese. In seguito, la distruzione di città e villaggi causata dalla Guerra di Corea portò a una ricostruzione frenetica, in cui la velocità divenne la priorità assoluta. I modelli globali acquisirono sempre più importanza, mentre la Corea guardava all’estero per ispirare la ricostruzione urbana su larga scala.

Governi e imprese edili risposero alla crescita della popolazione e all’urbanizzazione con un approccio più pragmatico, adottando nuovi materiali e soluzioni costruttive. Legno, pietra e argilla furono progressivamente sostituiti da cemento e mattoni. Le piccole abitazioni e gli edifici di tre o quattro piani suddivisi in appartamenti rimpiazzarono gli hanok come modello abitativo più diffuso; a partire dagli anni ’70, anche queste soluzioni vennero gradualmente sostituite da moderni complessi residenziali a torre, soprattutto nei quartieri urbani. Parallelamente, architetti influenti come Kim Swoo-geun contribuirono a definire un’estetica moderna coreana, reinterpretando la tradizione in chiave contemporanea. Uno dei primi esempi riusciti di questa sintesi è lo Stadio Olimpico di Seul, progettato proprio da Kim per i Olimpiadi estive di Seul 1988, le cui linee richiamano le eleganti curve delle porcellane dell’epoca Joseon.

Imparare dal passato

Dall’inizio del nuovo millennio, questa fusione tra passato e presente, tra influenze locali e internazionali, è diventata la norma più che l’eccezione. Molte nuove costruzioni incorporano elementi tradizionali: può trattarsi di un moderno edificio per uffici con un cortile interno ispirato al madang, oppure di strutture imponenti come la Lotte World Tower, progettata per richiamare la forma di un pennello calligrafico e, con i suoi 555 metri, l’edificio più alto del Paese.

Architetti, imprese edilizie e istituzioni stanno inoltre ponendo una rinnovata attenzione alla sostenibilità e all’uso delle risorse naturali nella progettazione. Un esempio particolarmente significativo è il Songdo International Business District, una città costruita interamente da zero su circa 600 ettari di terreno bonificato. Qui si concentra il più alto numero al mondo di edifici certificati LEED, garanzia dell’impiego di materiali sostenibili e di un design ecologico. L’evoluzione dell’architettura coreana racconta una storia affascinante, in cui le costruzioni rispondono a esigenze sociali e tendenze in continuo cambiamento. Il risultato è un’estetica nazionale capace di esprimere in modo eloquente le forze che hanno plasmato la Corea moderna.

Lo sapevi? Una delle caratteristiche più particolari dell’architettura coreana è il sistema di riscaldamento a pavimento noto come ondol. Il suo funzionamento risale ad almeno duemila anni fa ed è basato su una rete di canali collegati al focolare della cucina. Questi canali convogliano il calore e il fumo sotto il pavimento della casa, riscaldando gli ambienti e, allo stesso tempo, tenendo lontani topi e altri parassiti. La loro costruzione accurata impedisce al fumo di disperdersi troppo rapidamente, garantendo così che l’abitazione rimanga calda e confortevole.

Sebbene l’architettura coreana comprenda una vasta gamma di influenze e stili, nel corso dei secoli emergono alcuni modelli particolarmente significativi.

Palazzi - Quasi tutte le strutture reali in Corea risalgono all’epoca Joseon (1392–1910). Questi edifici rappresentavano versioni elevate dell’architettura tradizionale: basi in pietra, strutture in legno e tetti in tegole. La loro disposizione armoniosa era determinata dal pungsu, la geomanzia coreana. Esempi emblematici sono il Palazzo Changdeokgung (il cui impianto segue con grande intelligenza le forme naturali del terreno) e il Palazzo Gyeongbokgung.

Templi e santuari - I templi e i santuari buddhisti sono più imponenti rispetto alle strutture secolari, riflettendo l’importanza della religione in Corea. Il loro valore simbolico si manifesta soprattutto nelle decorazioni, in particolare nel dancheong, caratterizzato da vivaci motivi floreali e geometrici nei cinque colori simbolici: blu, rosso, giallo, bianco e nero. Durante la dinastia Joseon, fortemente influenzata dal confucianesimo, il buddhismo fu represso e la maggior parte dei templi venne costruita in montagna. Per questo motivo, molti complessi presentano strutture irregolari, adattate alla conformazione del territorio.

Fortezze - La maggior parte delle fortezze coreane sono sanseong, ovvero fortezze di montagna. Costruite principalmente in pietra, sfruttavano le difese naturali offerte dal paesaggio aspro del Paese. L’apice dell’architettura fortificata coreana si raggiunge con la Fortezza di Hwaseong, costruita tra il 1794 e il 1796 a Suwon. Le sue mura, composte da blocchi di pietra, si estendono per circa 5,7 km seguendo le creste del Monte Paldal. Tipicamente, le fortezze coreane come Hwaseong disponevano di una porta principale in ciascuna delle quattro direzioni cardinali e di torri di segnalazione, dove fuochi venivano utilizzati per comunicare con altre fortezze e strutture militari vicine.

Hanok - L’architettura vernacolare coreana è rappresentata dagli hanok. Queste abitazioni erano diffuse sia nelle aree urbane sia in quelle rurali ed erano costruite quasi interamente con materiali naturali facilmente reperibili. Poiché in passato ogni famiglia produceva autonomamente il proprio kimchi e le salse fermentate, gli hanok disponevano tradizionalmente di una piattaforma chiamata jangdokdae, situata sul retro della casa, dove venivano conservati in grandi giare il kimchi, la salsa di soia, il gochujang e il doenjang (pasta di soia fermentata).

Edifici moderni - Le strutture contemporanee si presentano oggi in due forme principali. La prima è prevalentemente funzionale e comprende torri per uffici e complessi residenziali. La seconda, invece, è più spettacolare e mira ad affermare il ruolo della Corea come potenza economica e creativa globale. Alcuni edifici iconici si integrano armoniosamente con il paesaggio, come il progetto in acciaio e vetro di Dominique Perrault per la Ewha Womans University. Altri, invece, puntano a distinguersi il più possibile, come il futuristico Dongdaemun Design Plaza progettato da Zaha Hadid.

Estetica del design

Relativamente recente nella lingua coreana, la parola design—o il prestito inglese dijain—si è ormai diffusa in ogni ambito della vita quotidiana. Il design è diventato un settore fiorente a tutti gli effetti. Un tempo impensabile come lusso in una Corea segnata dalla guerra e impegnata nell’industrializzazione, oggi il design è centrale in molti aspetti della vita coreana. Come accade per molte altre espressioni culturali, il buon design è diventato un modo per raccontare la storia e l’identità del Paese, affermando la propria autonomia e competenza anche a livello internazionale.

Il design comprende una vasta gamma di ambiti, dalla tipografia alle infrastrutture pubbliche, dando vita a un’estetica coreana ricca ma allo stesso tempo coerente. Ciò che si vede in un manifesto grafico può influenzare il progetto dei più recenti dispositivi tecnologici. Allo stesso modo, le linee fluide e le superfici lisce dell’elettronica di consumo si riflettono negli spazi pubblici ben progettati e negli interni ordinati del Paese.

Identità grafica

Quando si pensa al design, spesso viene in mente quello grafico—un ambito con cui la Corea sperimenta da oltre un secolo. Il design grafico coreano ha avuto inizio nel 1893 con il Taegeukgi, la bandiera nazionale che oggi rappresenta la Repubblica di Corea. Ricca di simboli (come quelli legati all’Obangsaek), esprime i valori della nazione, mentre il predominio del bianco simboleggia il desiderio di pace. La forza del design grafico è evidente anche nel manifesto ufficiale delle Olimpiadi estive del 1988. Sebbene il poster presenti influenze dello stile giapponese—la cui cultura visiva continuò a influenzare la Corea anche dopo la fine del periodo coloniale—la combinazione di blu e arancione richiama il soprannome del Paese, “la Terra della Calma Mattutina”.

Accanto al design grafico, anche la tipografia ha avuto un ruolo fondamentale nell’identità visiva coreana. Pochi elementi della cultura tradizionale suscitano tanto orgoglio quanto l’Hangeul, sviluppato nel 1443 come alternativa semplice da apprendere rispetto agli ideogrammi cinesi. Nel corso dei secoli, la sua struttura è rimasta sostanzialmente invariata. Con l’avvento della pubblicazione digitale negli anni ’80, le forme pulite e compatte delle lettere dell’Hangeul—riconoscibili a colpo d’occhio anche da chi non sa leggerle—si sono moltiplicate in una grande varietà di caratteri tipografici. Alcuni richiamano le insegne dipinte a mano del passato, mentre altri riflettono l’estetica contemporanea digitale della Corea.

Obangsaek

Il design tradizionale coreano si basa sullo spettro cromatico dell’Obangsaek. I cinque colori rappresentano ciascuno una direzione e uno dei cinque elementi: il blu indica l’est/legno; il rosso il sud/fuoco; il giallo il centro/terra; il bianco l’ovest/metallo; e il nero il nord/acqua. L’Obangsaek è legato alla teoria dello yin e yang, che sottolinea l’importanza di una vita equilibrata. Questi principi sono racchiusi nella bandiera nazionale coreana, il Taegeukgi, che presenta il simbolo del taegeuk (yin-yang) e utilizza quattro dei cinque colori cardinali.

Graphic designers

La Corea vanta una scena del design molto vivace, con numerosi innovatori che stanno ridefinendo il settore attraverso una grafica all’avanguardia.

Ahn Sang-soo
Designer tipografico di primo piano, crea caratteri ispirati alle forme dell’Hangeul.

Seehee Chae
Le sue illustrazioni colorate sono apparse su carte di credito e copertine di album. Ha inoltre realizzato le illustrazioni per la squadra coreana alla Coppa del Mondo femminile FIFA™.

Choi Sulki e Choi Sung Min
Collaborano con numerose istituzioni culturali in tutto il mondo per creare campagne e progetti grafici di grande impatto.

Eunjoo Hong e Hyungjai Kim
Gestiscono G& Press, casa editrice specializzata in libri e fanzine di graphic design distintivi.

Interni curati

Il design non si limita a poster e stampe: permea anche la vita quotidiana. Che si tratti di spazi domestici o commerciali, molti ambienti in Corea sono per necessità contenuti nelle dimensioni e semplici nella struttura. È quindi il design d’interni (spesso indicato con il prestito linguistico interieo) a conferire loro personalità. Molti ambienti combinano elementi tipici occidentali—come divani in pelle e illuminazione a binario—con elementi chiaramente coreani, come separé in seta e arredi bassi. La maggior parte delle case della classe media e degli uffici resta comunque improntata alla funzionalità, con tecnologie moderne affiancate a comfort più tradizionali.

Prodotti smart

Non è solo lo spazio domestico a beneficiare del design, ma anche gli oggetti che lo arredano. Per aziende di elettronica come LG, il design esterno di un dispositivo è importante quanto la tecnologia avanzata al suo interno. LG immagina i propri televisori come opere d’arte da appendere al muro, grazie a design ultrasottili che si integrano con l’ambiente. Ha inoltre introdotto il primo televisore “arrotolabile”, che si ripiega quasi come carta da parati, diventando invisibile quando non è in uso.

Infrastrutture pubbliche

Questa attenzione al dettaglio si riflette anche negli spazi pubblici ben progettati del Paese. Lo spirito che ha portato alla creazione del Parco Olimpico di Seul, nel quartiere Gangnam, è proseguito nel XXI secolo. Un esempio emblematico è il Cheonggyecheon, un corso d’acqua lungo circa 11 km che attraversa il centro di Seul. Costruito al posto di una vecchia autostrada, rappresenta il passaggio da una mentalità urbanistica basata sul cemento a una orientata alla riqualificazione urbana. Questa ondata di sviluppo dal design innovativo si estende anche alle isole del fiume Han, tra cui Nodeul Island, con i suoi complessi dedicati ad arte, musica e attività culturali. Questo stile dinamico e distintivo è diventato uno dei tratti più riconoscibili della Corea contemporanea e uno dei principali strumenti attraverso cui il Paese costruisce la propria identità unica.

Lo sapevi? Una tendenza diffusa nel design e nella cultura, il newtro unisce “new” (nuovo) e “retro”, dando vita a uno stile che è allo stesso tempo moderno e vintage.

Osservando l’architettura e il design coreano, si ha la sensazione che nulla sia davvero casuale: ogni linea, ogni materiale, ogni spazio sembra rispondere a un bisogno più profondo—quello di trovare armonia tra passato e presente, tra funzionalità e bellezza, tra individuo e comunità. Ma la Corea non si racconta solo attraverso ciò che si costruisce o si progetta. Ci sono storie che vivono nelle parole, nei tessuti, nei palcoscenici. E il nostro viaggio continua proprio da lì. Nel prossimo capitolo esploreremo la letteratura, la moda e le arti performative: altre forme, altre voci, altri modi—altrettanto affascinanti—di raccontare l’anima di questo Paese. Il viaggio continua!

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