Benvenuti in Korea: etichette, credenze e buone maniere (pt.1)

Il nostro viaggio "benvenuti in corea", come promesso, continua! Quando si parla dei principi cardine della società coreana, tutte le strade portano al Confucianesimo. Cuore pulsante della tradizione coreana, questo antico codice di condotta permea quasi ogni aspetto della cultura e della società.

  • A tavola: Se sei a cena con amici, familiari o colleghi, aspettare che la persona più anziana inizi a mangiare è un segno fondamentale di rispetto per la gerarchia.
  • Sul lavoro: Sei esausto per gli straordinari e vorresti solo tornare a casa? Ci si aspetta comunque che tu partecipi alle cene aziendali dopo il lavoro (hoesik) per dimostrare il tuo spirito di squadra
  • Il dovere civico: Sei un giovane tra i 18 e i 28 anni? Aspettati di entrare nell'esercito e servire la nazione, un dovere che viene prima di ogni altra cosa.

Sebbene gli stili di vita moderni continuino a trasformare il Paese con il passare dei decenni, il Confucianesimo riesce ancora a permeare ogni angolo della società: dal mondo dell'istruzione alle strutture familiari.

Lo sapevi che si dice che la Corea odierna sia il Paese più confuciano non solo dell'Asia, ma dell'intero mondo? Per questo motivo tieni a mente questi concetti chiave della cultura coreana derivanti dal Confucianesimo:

  1. Chemyeon (Salvare la faccia): L'importanza della reputazione sociale.
  2. Hyo (Pietà filiale): Il rispetto assoluto verso i genitori e gli antenati.
  3. Nunchi: L'arte sottile di leggere lo stato d'animo altrui e il contesto sociale per agire in modo appropriato.

Lo sapevi? Il concetto di non rompere l'armonia del gruppo è fondamentale. Spesso i coreani preferiscono una "bianca bugia" o un silenzio educato piuttosto che creare un conflitto aperto che possa turbare il Kibun (lo stato d'animo/equilibrio) degli altri.

La mentalità confuciana

Una delle prime cose da comprendere sulla cultura coreana è l'enfasi posta sul sistema di valori confuciano, che modella praticamente ogni tipo di comportamento e interazione sociale. Si dibatte da tempo se il confucianesimo sia una religione o un sistema etico, ma una cosa è chiara: questa scuola di pensiero è la spina dorsale della Corea. Originario degli insegnamenti di Confucio nell'antica Cina, il confucianesimo punta interamente alla promozione di una società armoniosa; per raggiungere questo obiettivo, esistono precise regole di comportamento e valori che le persone devono seguire. I pilastri del confucianesimo sono molti, ma quelli che hanno avuto il maggiore impatto sulla società sono il rispetto per la gerarchia, l'enfasi sul gruppo rispetto all'individuo e la dedizione al miglioramento di sé.

Modellare la società

Il rispetto per la gerarchia si ottiene spesso riconoscendo i "superiori" della società, che siano più anziani per età o più alti per posizione sociale. Secondo gli insegnamenti, l'armonia si raggiunge comportandosi in un determinato modo nelle cinque relazioni umane fondamentali (ad esempio, quella tra genitore e figlio). È il motivo per cui gli studenti si inchinano ai loro insegnanti; i lavoratori restano in ufficio fino a tardi quanto il loro capo; e i figli hanno un debito inestinguibile verso i genitori, con l'aspettativa che li onorino e se ne prendano cura per tutta la vita.

Aderire a questi sistemi di classificazione ha un impatto profondo sulla società in generale, dove il gruppo è considerato più importante del singolo. Agire nell'interesse della famiglia o della comunità — magari sposando la persona che eleverà lo status sociale della famiglia o scegliendo una carriera che sostenga la nazione — è il modo in cui si ottiene l'ordine sociale.

Potrebbe, quindi, sembrare contraddittorio che l'istruzione e lo sforzo per migliorare se stessi — una nozione molto individualistica — siano così fondamentali nel confucianesimo. Eppure, competere contro gli altri per ottenere i voti migliori e conquistare il lavoro più prestigioso è la via per raggiungere la vetta della gerarchia sociale, il luogo dove così tanti desiderano arrivare.

Oggi le persone potrebbero non definirsi esplicitamente "confuciane", ma gli insegnamenti di questo sistema secolare sono ormai radicati nella mente dei coreani. Essi continuano a infondere linfa vitale ai pilastri della società, inclusi la famiglia, il sistema scolastico, il posto di lavoro e l'esercito.

L'ascesa del sistema

La prima scuola Gli insegnamenti di Confucio giunsero nella penisola coreana prima del 372 d.C., anno in cui fu fondata la prima accademia confuciana.

L'impatto sul governo L'ideologia confuciana si radicò profondamente nel governo durante il periodo Goryeo (918-1392), poiché le sue regole gerarchiche erano ritenute ideali per la gestione della burocrazia.

Il sorpasso sul Buddismo Durante l'era Joseon (1392-1910), la politica e la società divennero marcatamente più confuciane. Il Buddismo venne messo da parte dalla famiglia reale, che si adoperò per sottrarre potere ai monasteri confiscandone le terre.

Il Neo-Confucianesimo Nel periodo di massimo splendore del confucianesimo sotto i Joseon, l'attenzione si spostò sul neo-confucianesimo: una reinterpretazione delle idee confuciane fondamentali a cui venne aggiunta una dimensione spirituale.

Il passaggio dal Buddismo al Confucianesimo non fu solo religioso, ma un vero e proprio cambio di gestione del potere:

  • Goryeo: Più orientato al Buddismo, con una struttura sociale leggermente più fluida.
  • Joseon: Il periodo in cui le regole che hai tradotto prima (gerarchia, sottomissione, studio estremo) sono state codificate e imposte come legge di Stato.

Credenze religiose

Sebbene il confucianesimo sia una parte profondamente radicata della vita quotidiana, la religione è una scelta personale per molti. Qui diverse fedi coesistono armoniosamente, in un generale spirito di apertura mentale.

Con il suo sbalorditivo numero di templi e chiese, la Corea sembra un Paese palesemente religioso. E i suoi fedeli sono dediti: chi frequenta le chiese è ardente e i buddisti laici compiono regolarmente prostrazioni davanti alle statue del Buddha. Si è registrato, tuttavia, un calo delle credenze, specialmente tra i coreani più giovani: poco meno della metà della popolazione si identifica con una religione.

I sistemi di credenze principali

Delle principali religioni praticate in Corea, solo lo sciamanesimo è autoctono. Buddismo, Cristianesimo e Islam sono arrivati dall'esterno ma sono stati accolti e rimodellati — un processo che i coreani hanno messo in atto più e più volte con le influenze straniere.

  • Buddismo: Il Seon (Zen) domina le numerose scuole del buddismo coreano. L'obiettivo è raggiungere un risveglio improvviso invece di arrivare gradualmente all'illuminazione attraverso molte vite. Tra coloro che prestano il voto del Bodhisattva, rinunciando a ogni legame e possedimento, vi sono i monaci (seunim) e le monache (biguni).
  • Sciamanesimo: Coesiste armoniosamente con il buddismo ed è la credenza che gli esseri umani possano comunicare con gli spiriti. La Corea ospita centinaia di migliaia di sciamani, per lo più donne; si può diventare sciamani per via ereditaria o per essere stati posseduti da uno spirito. Entrambe le tipologie eseguono il gut: rituali celebrati per motivi come attirare la buona sorte o esorcizzare uno spirito malvagio.
  • Cristianesimo: In Corea è quasi diviso in due religioni. Le differenze vanno oltre la dottrina e il rito: le chiese protestanti hanno spesso una patina di prestigio e un orientamento al business, mentre il cattolicesimo è rispettato per il sostegno ai diritti umani e alla democrazia. Il cristianesimo si è sviluppato anche al di fuori dei canali principali, con la nascita di sette pseudo-cristiane.
  • Islam: I musulmani rappresentano solo lo 0,4% della popolazione. Introdotto per la prima volta oltre 1.000 anni fa dai mercanti della Via della Seta, l'Islam è stato rafforzato dai soldati turchi in servizio durante la Guerra di Corea. Successivamente, dopo che i chaebol (grandi conglomerati industriali) hanno intrapreso progetti in Medio Oriente, alcuni lavoratori sono tornati come convertiti all'Islam. La prima moschea in Corea, e oggi sede della Federazione Musulmana Coreana, è la Seoul Central Masjid.

Per il Paese nel suo insieme, la religione si manifesta con maggior vigore durante le festività, quando persino i non credenti visitano i templi in occasione del Compleanno del Buddha o partecipano alle funzioni in chiesa a Natale. È la prova di una società ben solida il fatto che questi multiformi sistemi di credenze coesistano pacificamente tra loro. In Corea, la partecipazione a riti religiosi diversi non è vista come una contraddizione, ma come un modo per partecipare all'armonia collettiva della nazione.

Lo sapevi? Cheondogyo

Una delle religioni minori della Corea, il Cheondogyo fu fondato intorno al 1860. Legato alle ribellioni contadine, nacque come reazione contro il cattolicesimo e fonde elementi di sciamanesimo, taoismo, buddismo e confucianesimo. Questa unione e l'adattamento di molteplici credenze religiose rendono il Cheondogyo, probabilmente, la religione più tipicamente coreana di tutte.

Il Cheondogyo (letteralmente "Religione della Via del Cielo") è affascinante per diverse ragioni:

  • Il concetto di "In-nae-cheon": Il principio cardine secondo cui "l'uomo è il cielo" (o Dio). In una società fortemente gerarchica come quella confuciana del 1800, l'idea che ogni essere umano fosse intrinsecamente divino era rivoluzionaria e pericolosa.
  • Identità Nazionale: A differenza delle altre fedi importate, questa è nata "dal basso" e dal suolo coreano, diventando un simbolo di resistenza contro le influenze straniere e le ingiustizie sociali.

Dinamiche di gruppo

Esiste un detto coreano che recita: "Vivrai se resterete uniti, morirai se sarete divisi". È un proverbio che riassume perfettamente quanto il gruppo sia vitale per la cultura coreana.

L'enfasi della Corea sulla collettività e sulla mentalità di gruppo è — come gran parte della cultura — in gran parte il risultato del Confucianesimo. Secondo gli insegnamenti confuciani, l'armonia o l'ordine sociale si raggiungono al meglio quando le persone agiscono nell'interesse del gruppo anziché nel proprio. Ciò significa seguire comportamenti e regole precisi, come l'uso di un sistema linguistico onorifico che riconosca lo status sociale e il divario d'età tra chi parla e l'interlocutore, e l'adeguamento delle proprie azioni in presenza di persone più anziane o di grado superiore.

Coloro che deviano da tali norme accettate sono, il più delle volte, visti come elementi di disturbo che hanno alterato la dinamica del gruppo. In ufficio, la presenza ai pranzi di squadra e alle cene dopolavoro è intesa come obbligatoria; a casa, ci si aspetta che le famiglie aderiscano alla gerarchia naturale tra genitori, figli e anziani.

Il peso delle parole

Spesso, le parole parlano più forte delle azioni. Nella conversazione, il pronome "mio" è frequentemente sostituito dalla sua forma plurale, "nostro". Quando ci si riferisce alla propria madre, per esempio, una persona la chiamerà "nostra madre" — un modo per rafforzare il senso di appartenenza condiviso e costruire solidarietà con gli altri. Questa avversione all'uso di parole come "mio", "mio" e "io" è una delle espressioni più basilari della cultura collettivista coreana.

Questo non vuol dire che l'individualismo sia assente. Il Paese può mostrare un'unità incredibile durante una crisi o un evento sportivo, ma anche le lotte intestine e le rivalità sono sempre presenti. Se il bene del gruppo si basa sulle gerarchie, la spinta competitiva per raggiungere il grado più alto — diventare un leader militare, per esempio — è per sua natura individualistica. Dopotutto, il proprio posto all'interno del gruppo conta spesso quanto il gruppo stesso.

Lo sapevi?

1.      La tensione tra il desiderio di eccellere individualmente (per arrivare in cima alla gerarchia) e l'obbligo di non disturbare l'armonia del gruppo è il "motore" di moltissimi drammi sociali coreani.

2.      L'Emarginazione: Il "disturbatore" della dinamica di gruppo non viene solo rimproverato, viene spesso isolato socialmente, un tema molto potente da esplorare.

3.      In Corea, più sei anziano, più rispetto meriti, e l'età può determinare fattori come chi paga la cena o chi sale per primo sull'autobus. A causa di ciò, e del complesso sistema linguistico di forme onorifiche, è probabile che ti venga chiesta l'età quando incontri persone nuove. Non sorprenderti se questa domanda ricorre spesso, specialmente se è qualcosa che normalmente considereresti maleducato o indiscreto!

Emozioni collettive

Si ritiene spesso che la Corea possieda una psiche collettiva, alimentata da specifiche emozioni che creano profondi legami sociali.

Han Nel XX secolo, lo han — una forma di dolore, rammarico o risentimento — è stato un elemento chiave dell'identità coreana. Si tratta di un'emozione potente che ha aiutato a dare un senso al trauma collettivo vissuto dalla nazione.

Jeong Questo senso condiviso di amore, attaccamento e nostalgia può essere rivolto a persone, luoghi o oggetti. Un modo per comprendere il jeong è pensare all'emozione che scaturisce quando si ritrova un giocattolo d'infanzia tanto amato.

Nunchi La capacità di valutare accuratamente l'umore o l'atmosfera di una stanza e adattare di conseguenza il proprio comportamento. Il nunchi è molto apprezzato sul posto di lavoro e nelle relazioni interpersonali. Chi possiede un nunchi "veloce" è estremamente sensibile al linguaggio del corpo, al tono della voce e alla scelta delle parole.

Questi tre termini non hanno una traduzione letterale immediata in italiano, ma rappresentano l'essenza dell'interazione coreana.

  1. Han (Il dolore storico): È il sottofondo tragico che si avverte in molti film e romanzi. È una sofferenza accettata che diventa forza.
  2. Jeong (Il legame invisibile): È ciò che trasforma una conoscenza superficiale in un legame indissolubile. È più del semplice "volersi bene"; è un senso di connessione quasi viscerale.
  3. Nunchi (L'intelligenza sociale): È forse lo strumento più pratico. Una persona senza nunchi (definito "nunchi eopsi") è qualcuno che commette continuamente passi falsi sociali, risultando goffo o maleducato.

Età: solo un numero?

"Quanti anni hai?" potrebbe sembrare una domanda semplice, ma in Corea rivelare o meno la propria età dipende sia dal contesto che dall'intenzione. Inoltre, la risposta determina ogni cosa.

Qui l'età è direttamente correlata alla posizione sociale e solo conoscendo l'età di qualcuno i coreani sanno come rivolgersi gli uni agli altri. E sebbene dichiarare la propria età possa sembrare un atto semplice, in Corea la questione non è così netta.

Quindi, quanti anni hai?

Ci sono alcune cose da tenere a mente prima di chiedere l'età a qualcuno o rivelare la propria. Negli ambienti sociali, dove si cerca di creare un legame personale, si pone la domanda per determinare se si è coetanei, più grandi o più giovani. Il risultato detta il modo in cui si procede. Data l'importanza della gerarchia nel confucianesimo, ci si aspetta che le persone si comportino in base al proprio rango. Per esempio, i giovani devono mostrare rispetto agli anziani usando titoli onorifici durante la conversazione e inchinandosi. A tavola, i più giovani distribuiranno le bacchette, verseranno da bere ai più anziani e aspetteranno che la persona più grande inizi a mangiare per prima.

Nel posto di lavoro, tuttavia, è meno comune rivelare la propria età. Al contrario, le persone sono definite dai propri ruoli e dalle gerarchie interne. Anche in contesti più formali è considerato maleducato chiedere l'età altrui, specialmente se l'interlocutore è visibilmente più anziano. Forse nulla influenza la cultura più dell'età: di certo, non è solo un numero.

Calcolare l'età

Rivelare la propria età era reso ancora più complesso dal sistema di calcolo unico della Corea, composto da "età coreana", "età internazionale" e "età dell'anno".

  • Il sistema dell'"età internazionale" usato nel resto del mondo vede la vita iniziare a zero, con l'età che aumenta di un anno a ogni compleanno.
  • Nell'"età coreana", i coreani venivano considerati di un anno già alla nascita, con un ulteriore anno aggiunto ogni 1° gennaio. L'origine dell'età coreana è un mistero, ma si pensa che tenga conto del tempo trascorso nel grembo materno, o che derivi da un antico sistema numerico asiatico in cui lo zero non esisteva. Senza calendari o registri di nascita, i coreani potevano non conoscere la propria data di nascita esatta, e quindi segnavano il passaggio d'anno al Capodanno lunare.

Molti, quindi, avevano un'età coreana e un'età internazionale che potevano differire anche di due anni. Per alcuni scopi legali viene utilizzata anche l'"età dell'anno", in cui un bambino nasce a zero anni e ne compie uno ogni 1° gennaio. La compresenza di molteplici sistemi ha causato a lungo problemi, specialmente per l'esercito, dove gli uomini devono iniziare il servizio obbligatorio di 18 mesi entro i 28 anni. Questi problemi sono parte del motivo per cui il governo ha annunciato l'abolizione dell'età coreana nel dicembre 2022 a favore esclusivo dell'età internazionale — una mossa sostenuta da molti abitanti, alcuni dei quali si ritroveranno più giovani di due anni quando il cambiamento diventerà effettivo.

Lo sapevi? In Italia chiedere l'età può essere visto come un tabù o una curiosità, ma in Corea è una necessità logistica. Senza conoscere l'età dell'interlocutore, un coreano non sa letteralmente quale coniugazione verbale usare o quale grado di formalità adottare.

Principali tappe della vita

  • Baegil Il 100° giorno di vita di un neonato viene celebrato con un riconoscimento speciale. Si ritiene che celebrare questo traguardo sia una risposta all'alto tasso di mortalità infantile che caratterizzava la Corea in passato.
  • Doljanchi Il primo compleanno prevede una festa sontuosa. Viene servito cibo speciale e gli ospiti indossano abiti eleganti (spesso l'Hanbok tradizionale).
  • Seongnyeon-ui Nal La cerimonia del passaggio all'età adulta, che si tiene a maggio, vede i ventenni celebrare il loro debutto ufficiale nell'età adulta.
  • Hwangap Raggiungere l'età di 60 anni è considerato un grande traguardo, riflettendo un'epoca passata in cui un'aspettativa di vita più breve era la norma.

Lo sapevi?

1.      Il Doljabie (durante il Doljanchi): È il momento più emozionante del primo compleanno. Al bambino vengono messi davanti vari oggetti (un filo di lana, denaro, un libro, uno stetoscopio). L'oggetto che il bambino afferra per primo si dice ne predica il futuro (es. il filo per la longevità, il libro per l'intelligenza).

2.      Hwangap e il ciclo zodiacale: Il 60° compleanno è speciale perché segna il completamento del ciclo dello zodiaco cinese (60 anni per tornare al proprio segno e elemento di nascita). È un momento di "rinascita".

La rete familiare

La Corea è incredibilmente orientata alla famiglia. Le unità familiari strette sono costruite sulla lealtà, il rispetto e la protezione sia dei membri della famiglia che del nome del casato.

La cultura coreana inizia e finisce con la famiglia, che è considerata un microcosmo della società secondo la filosofia confuciana. Se si mantengono buone relazioni familiari e le gerarchie al loro interno, e se la propria famiglia viene anteposta ai desideri personali, l'armonia e la pace seguiranno naturalmente.

L'unità familiare

Tradizionalmente, le case coreane erano composte da una famiglia allargata: si pensi a diversi fratelli, ai loro coniugi e ai loro figli, tutti conviventi in un'unica abitazione con i genitori e i nonni. I padri costituiscono la figura centrale della famiglia nella società patriarcale coreana, mentre le madri sono venerate come sante dedite al sacrificio e spina dorsale della famiglia stessa.

Tradizionalmente, la madre è incaricata di gestire le finanze domestiche; quando si tratta delle generazioni più anziane, non è insolito che gli stipendi mensili dei mariti vengano depositati su un conto gestito dalle mogli, le quali utilizzano i fondi per coprire tutte le spese domestiche e assegnano ai mariti una somma per le spese personali.

Eppure, si può tranquillamente affermare che ciò che un tempo era la norma non lo è più. La rapida crescita economica a partire dagli anni '60 e '70 ha visto molti coreani allontanarsi dalle campagne per accettare posti di lavoro nelle grandi città. Nel XXI secolo, le persone si sposano e hanno figli più tardi o, di fatto, non ne hanno affatto. La struttura multigenerazionale, quindi, è diventata meno comune e i modelli di famiglia nucleare sono ormai la norma. Oggi, i nuclei familiari tipici vedono solitamente i figli vivere con i genitori finché non si sposano o non decidono di andare a vivere da soli.

Lo sapevi?

  • Potere Finanziario vs. Potere Sociale: Anche se il padre è il capo formale (Patriarcato), la madre detiene spesso il controllo economico reale della casa.
  • L'Urbanizzazione: Il passaggio dalla famiglia allargata (tradizione) alla famiglia nucleare (modernità) è spesso fonte di solitudine per gli anziani e di pressione per i giovani, che si ritrovano a dover bilanciare le aspettative dei genitori con la vita frenetica di città.
  • Il "Parasite Effect": è normale in Corea che un trentenne lavori ma viva ancora con i genitori fino al matrimonio. Non è visto come una mancanza di indipendenza, ma come la norma culturale.

Valori duraturi

Nonostante questo cambiamento, ciò che resta dell'etica familiare tradizionale è l'estremo rispetto per i genitori, gli anziani e gli antenati — espresso in atti diretti di pietà filiale. Questo deriva prevalentemente dall'era Joseon, quando gli yangban (uomini della classe superiore) dovevano abbandonare ogni attività alla morte di un genitore per intraprendere tre anni di lutto, durante i quali si rinunciava ai piaceri fisici e il dolente viveva in una capanna accanto alla tomba. Sebbene oggi non esista più questo grado di devozione, resta l'aspettativa che i figli (specialmente i primogeniti) si prendano cura dei genitori, finanziariamente e non solo, quando questi invecchiano.

I ruoli di genere

Il ruolo tradizionale di uomini e donne, basato sugli insegnamenti confuciani, è dimostrato chiaramente nel contesto del matrimonio. Come per gran parte della cultura coreana, tutto inizia dal linguaggio e dalle parole coreane per "marito" e "moglie".

  • Moglie (Anae): Questo termine deriva dalle parole anjjok o anbang (che significano "lato interno" o "stanza interna") e naebu ("interno"). Le mogli possono anche essere chiamate jipsaram (che si traduce letteralmente come "persona di casa").
  • Marito (Bakkat yangban): Una frase comune per indicare il marito è bakkat yangban, che significa "nobile esterno" o "aristocratico di fuori" e simboleggia il ruolo degli uomini come appartenenti al mondo esterno.

Lo sapevi?

  1. La distinzione tra dentro (donna) e fuori (uomo) non è solo simbolica, ma architettonica. Nelle case tradizionali (Hanok), l'anbang era la stanza più interna e protetta, dominio della donna.
  2. Pietà Filiale (Hyo): Anche se i tre anni di lutto sono un ricordo del passato, il senso di colpa o il dovere verso i genitori anziani è un tema ricorrente e potentissimo nella narrativa coreana contemporanea.
  3. Molte donne moderne rifiutano termini come jipsaram, preferendo termini più neutri, ma le generazioni più vecchie li usano ancora regolarmente.

Ci vediamo alla parte due di Benvenuti in Korea: etichette, credenze e buone maniere! 

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