Benvenuti in Korea: Un assaggio di Corea del Sud pt.4 (La cultura del bere)

Il nostro viaggio benvenuti in Corea, come promesso, continua. Oggi continuiamo il nostro viaggio con la quarta ed ultima parte parte, dedicata al mondo culinario di questo splendido paese. Dalle infusioni pungenti ai vini di riso vellutati, fino ai distillati fruttati: che servano come carica mattutina, collante sociale o balsamo per l’anima, le bevande autoctone coreane giocano in un campionato a parte. Proprio come la cucina, anche il bere in Corea è definito da contrasti netti: speziato o aspro, dolce o pungente, tostato o amaro. C'è un sorso perfetto per ogni occasione e per ogni stato d'animo.

I Ritmi della Giornata: Un Sorso alla Volta

In Corea, lo scorrere del tempo è scandito da ciò che si ha nel bicchiere. La mattina appartiene all'aroma dei chicchi tostati nei caffè di tendenza, dove l'Iced Americano (soprannominato affettuosamente "A-a") regna sovrano. A pranzo, i ristoranti servono caraffe di tè d'orzo ghiacciato, mentre il pomeriggio degli studenti è dominato dalla Milkis, l'iconica gassosa al latte nata in Corea.

Col calare del sole, il testimone passa all'alcol. Nei hof (birrerie), i giovani brindano con birre nazionali come Cass o Hite, accompagnandole con l'immancabile pollo fritto. Nelle griglierie, i colleghi iniziano i round di soju o makgeolli ancor prima che la carne tocchi la brace. E il giorno dopo? La routine ricomincia con rimedi digestivi o energetici come il Bacchus, pronti per una nuova sfida.


I Protagonisti del Bancone

Soju: L’Anima della Festa

Tradotto come "liquore bruciato", il soju è il re indiscusso. Popolare fin dal XIV secolo, questo distillato trasparente di cereali o amidi ha una gradazione che varia dal 12% al 45%. Se le bottiglie verdi industriali sono ovunque, esiste un mondo di soju artigianale creato con metodi di distillazione millenari che ne elevano il profilo aromatico.

Makgeolli e Dongdongju: Il Cuore della Terra

Il makgeolli (o takju) è un vino di riso fermentato dal colore lattiginoso, bevuto in Corea da oltre 2.000 anni. Dolce e leggermente frizzante, un tempo era la bevanda delle classi lavoratrici; oggi vive una nuova giovinezza, specialmente se sorseggiato insieme a un pajeon (frittella di cipollotto) nei giorni di pioggia. Il suo "fratello" meno filtrato, il dongdongju, conserva chicchi di riso che galleggiano in superficie, offrendo una consistenza più rustica e un sapore agrodolce, perfetto dopo un'escursione in montagna.

Maekju e la Magia del Mix

La birra (maekju) è arrivata in Corea all'inizio del XX secolo, ma i coreani l'hanno fatta propria con il somaek: un mix esplosivo di tre parti di soju e sette di birra. L'abbinamento definitivo resta però il chimaek (Chicken + Maekju), diventato un vero fenomeno culturale globale.


Non Solo Alcol: Tè e Caffè

La cultura del tè risale all'era Silla ed è onnipresente. Dal rinfrescante bori-cha (orzo) al digestivo maesil-cha (prugna verde), fino al confortante yuja-cha (agrume e miele) perfetto per l'inverno, il tè accompagna ogni pasto.

Parallelamente, la Corea ha sviluppato una delle culture del caffè più dinamiche al mondo. Seoul vanta più caffè pro capite di Seattle. Oltre ai classici, si sperimenta con latte di patata dolce o cereali tostati. Non dimentichiamo il Dalgona Coffee, la crema di caffè montata diventata virale a livello mondiale durante la pandemia, che prende il nome da un tipico dolce di zucchero coreano.


Il Galateo del Brindisi: Geonbae!

In Corea, bere è un atto collettivo regolato dal rispetto. Se un anziano vi offre da bere, porgete il bicchiere con entrambe le mani. Quando versate per qualcuno più grande, sostenete il braccio che versa con l'altra mano. Il membro più giovane del gruppo ha un compito sacro: assicurarsi che nessun bicchiere resti mai vuoto.

Nonostante la pressione sociale legata al consumo di alcol (la Corea ha i tassi di consumo più alti in Asia), le nuove generazioni stanno riscoprendo il piacere di socializzare nei caffè o di scegliere bevande a bassa gradazione, trasformando il "rituale del bere" in un momento di benessere consapevole piuttosto che di semplice dovere professionale.

Curiosità: La parola Geonbae (salute!) significa letteralmente "bicchiere vuoto". Un invito che, in Corea, viene preso molto seriamente. Ha radici nei caratteri cinesi e riflette perfettamente l'approccio coreano al bere: un invito a non lasciare nulla nel bicchiere, onorando il momento e la compagnia.

Radici Agricole e Spiriti Ancestrali

Le bevande coreane riflettono la geografia e il clima della penisola sin dalla fondazione del regno di Goguryeo. Per i contadini, il bere segnava il ritmo delle stagioni: una volta terminato il raccolto, i chicchi avanzati venivano usati per fermentare l'alcol necessario a superare l'inverno.

Nel corso dei secoli, ogni regione ha sviluppato processi di fermentazione unici, ma per le classi meno abbienti e i contadini, il makgeolli restava il preferito. Era conosciuto come nonju, o "liquore del contadino", e veniva consumato al mattino con la colazione prima di dirigersi nei campi.

Tuttavia, l'alcol non era solo nutrimento; era un ponte con l'aldilà. Durante il festival del raccolto Chuseok, le famiglie rendono omaggio alle tombe degli antenati portando doni di frutta e liquori. Negli anniversari di morte, il cheongju (un vino di riso limpido) è considerato il mezzo per comunicare con gli spiriti e invocare la buona sorte. Veniva persino usato come medicina: tipi speciali di soju, come il dosoju, infuso con erbe officinali, venivano bevuti durante il Capodanno Lunare per scacciare malattie e spiriti maligni.

Dalla Tradizione al Controllo: L’Impatto della Politica

Durante la dinastia Joseon, la produzione di alcol era un affare domestico: quasi ogni famiglia fermentava le proprie bevande in casa. Con l'inizio del XX secolo e l'arrivo dei birrifici industrializzati, le distinzioni di classe legate al tipo di alcol iniziarono a svanire; il soju, un tempo riservato all'élite, divenne economico e accessibile a tutti.

Tuttavia, l'occupazione giapponese del 1910 cambiò drasticamente il panorama. Venne imposta una pesante tassa sugli alcolici e la produzione domestica fu dichiarata illegale, permettendo la distillazione solo a chi possedeva una licenza governativa. Anche dopo la Guerra di Corea, lo Stato continuò a limitare la produzione a causa della carenza di cereali. Fu solo negli anni '90, dopo decenni di ripresa economica, che il governo sollevò ogni restrizione, permettendo alla cultura millenaria della fermentazione di riemergere in tutta la sua forza.

Il Peso Sociale del Bere

Oggi la Corea registra i tassi di consumo di alcol più alti dell'Asia: circa 10,9 litri pro capite all'anno (quasi 23 pinte), superando ampiamente il Vietnam (8,7 litri). Questo dato non è casuale, ma riflette una pressione sociale strutturale. L'alcol è considerato una necessità professionale per rafforzare i legami interpersonali e gerarchici.

Esiste persino il concetto di "imparare l'alcol" dai membri più anziani della famiglia quando si raggiunge la maggiore età: non si impara solo a tollerare il gusto amaro, ma si metabolizzano le rigide regole dell'etichetta. Le cene aziendali dopo il lavoro, note come hoesik, sono il pilastro di questa cultura. Recentemente, però, il Ministero della Salute ha iniziato a promuovere un consumo più consapevole, e molti giovani stanno finalmente rivendicando spazi di socializzazione che non ruotino necessariamente attorno a una bottiglia di soju.

L'Evoluzione del Caffè: Da Simbolo d'Élite a Rito Quotidiano

Il caffè arrivò in Corea nel 1896, assaggiato per la prima volta dal re Gojong. All'epoca rappresentava la modernizzazione e l'occidentalizzazione, e per gran parte del XX secolo restò un bene di lusso riservato alle classi alte.

Dopo la Guerra di Corea, con l'apertura di un numero sempre maggiore di locali, il caffè è diventato un bene democratico. Oggi Seoul ospita intere strade dedicate esclusivamente ai caffè, dove le persone trascorrono ore saltando da un locale all'altro (café hopping). Per molti giovani, un caffè fumoso è diventato il nuovo "collante sociale", un'alternativa più tranquilla e moderna rispetto alle chiassose serate nei bar.

Abbiamo viaggiato tra i fumi delle griglie, i segreti della fermentazione millenaria e il profumo del caffè che invade le strade di Seoul. Ma ogni banchetto, prima o poi, giunge al termine. Con questo capitolo dedicato ai signature drinks, chiudiamo ufficialmente il nostro lungo e saporito viaggio nella cultura culinaria coreana. È stato un percorso fatto di contrasti, tradizioni e brindisi indimenticabili, ma è tempo di voltare pagina. Nel prossimo appuntamento di "Benvenuti in Korea" cambieremo completamente registro. Ci lasceremo alle spalle fornelli e bacchette per immergerci in un argomento totalmente nuovo, inaspettato e lontano da tutto ciò di cui abbiamo parlato finora. Cosa bolle in pentola? Beh, questa volta niente spoiler! Vi toccherà aspettare il prossimo post per scoprire quale nuovo volto della Corea esploreremo insieme.

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