9 febbraio 2026

BENVENUTI IN KOREA: La colonizzazione della corea

 


Nel precedente articolo di questa serie abbiamo camminato tra i cortili di Gyeongbokgung, seguendo le tracce lasciate da re, regine e funzionari che per secoli lo hanno abitato. Ma a un certo punto, nella storia della Corea, quelle stanze si svuotano, i tetti vengono abbattuti, le pietre dei palazzi reali diventano materiale da cantiere per edifici nuovi, moderni… e soprattutto stranieri. È qui che comincia uno dei capitoli più dolorosi della storia coreana: la colonizzazione giapponese.

In questo articolo non parleremo più di cerimonie di corte e padiglioni sul lago, ma di trattati firmati con le truppe già dentro al palazzo, di imperatori costretti ad abdicare, di un paese trasformato in protettorato e poi annesso contro la propria volontà. Vedremo come il Giappone abbia cercato non solo di controllare il territorio, ma di riscrivere l’identità stessa della Corea: cambiando il nome del paese, cancellando la lingua dalle scuole, bruciando libri di storia, sostituendo religioni, cognomi, perfino i suoni che i bambini potevano pronunciare in classe.

Allo stesso tempo, però, racconteremo anche la resistenza: la Dichiarazione del Primo Marzo, le manifestazioni di massa represse nel sangue, le vite spezzate ma non piegate di chi ha rifiutato di accettare il dominio coloniale. Dalle riforme “educative” di Terauchi alla mobilitazione forzata del lavoro, fino alle “donne di conforto” e alla fine della Seconda guerra mondiale, ripercorreremo trentacinque anni in cui la Corea è stata messa in ginocchio ma non è scomparsa. Perché dietro ogni trattato, ogni numero e ogni data ci sono voci, corpi e memorie che ancora oggi continuano a chiedere di essere ascoltate.