23 febbraio 2026

BENVENUTI IN KOREA: La nascita della Corea moderna

 


Quando oggi pensiamo alla Corea del Sud, ci vengono in mente grattacieli illuminati, linee della metropolitana che funzionano al minuto, idol che riempiono stadi dall’altra parte del mondo e drama che macinano visualizzazioni su Netflix. Eppure, nel 1953, lo stesso Paese era uno dei più poveri del pianeta: città rase al suolo, industrie inesistenti, un’economia in ginocchio e una linea di demarcazione a ricordare ogni giorno che la guerra si era fermata, ma non era mai davvero finita.

Nel capitolo precedente abbiamo lasciato la penisola coreana all’indomani dell’armistizio: due Stati rivali, milioni di morti, famiglie divise per sempre. In questo articolo facciamo il passo successivo e seguiamo la traiettoria, quasi incredibile, della Corea del Sud dal dopoguerra all’epoca dei K-pop idol. Parleremo di presidenti autoritari e colpi di Stato, dei Piani Quinquennali di Park Chung-hee, delle fabbriche che spuntano accanto ai campi, dell’ossessione per lo studio che porta i lavoratori a passare dalle 12 ore in fabbrica ai corsi serali, della nascita dei chaebol familiari come Samsung e Hyundai, delle prime elezioni veramente democratiche, della crisi finanziaria del 1997 e, infine, dell’onda Hallyu che porta la cultura coreana ovunque.

In altre parole, proveremo a rispondere a una domanda semplice solo in apparenza: come ha fatto un Paese distrutto dalla guerra, senza risorse al Sud e con un’economia a pezzi, a trasformarsi in meno di mezzo secolo in una potenza tecnologica e culturale capace di influenzare il resto del mondo?