9 marzo 2026

Benvenuti in KOREA: Un assaggio di Corea del Sud pt.1

 

Il nostro viaggio benvenuti in Corea, come promesso, continua. Questa volta ci lasciamo guidare da un altro linguaggio universale, capace di raccontare un Paese senza bisogno di traduzioni: quello del cibo. Il mondo si è innamorato della cucina sudcoreana, e non soltanto per i suoi sapori intensi e irresistibili. Certo, l’equilibrio tra piccante, dolce e acidulo è uno dei suoi punti di forza, ma l’attrazione va ben oltre il gusto. La tavola coreana conquista per l’abbondanza delle portate, per il servizio in stile “banchetto”, per la varietà cromatica degli ingredienti e, soprattutto, per l’esperienza condivisa che trasforma ogni pasto in un momento collettivo. A tavola, in Corea, non si mangia soltanto: si vive.

Una breve storia gastronomica

La cucina coreana è profondamente radicata nella tradizione, ma non è mai rimasta immobile. Si è evoluta attraverso i secoli, adattandosi ai cambiamenti politici, religiosi e sociali del Paese.

Le tecniche di fermentazione sono praticate in Corea da migliaia di anni, e il kimchi — uno degli elementi più rappresentativi della cucina coreana — viene menzionato già nel VII secolo. Durante la dinastia Goryeo (X–XIV secolo) emerse una tendenza culinaria che oggi rappresenta una delle maggiori esportazioni gastronomiche del Paese: il barbecue. L’influenza del Buddhismo incoraggiò l’utilizzo di verdure e cereali stagionali, favorendo la nascita di piatti come il bibimbap.

Con la dinastia Joseon (fine XIV–XIX secolo), in Corea iniziarono ad arrivare colture provenienti da altre parti del mondo, tra cui mais, patate, peperoncini, frutta secca e pomodori. In questo periodo i pasti furono fortemente influenzati dalla filosofia confuciana dell’equilibrio e dell’armonia: la struttura tradizionale si organizzava attorno al riso (bap), alla zuppa (guk) e a numerosi contorni (banchan). Ancora oggi questa rimane la base della cucina coreana.

Tra il 1910 e il 1945 la Corea fu occupata dal Giappone, che prese il controllo di gran parte dell’agricoltura per sostenere la propria produzione alimentare. La classe lavoratrice soffrì enormemente: per molti, una ciotola di riso bianco era un lusso riservato a un’unica occasione annuale. Per il resto dell’anno si consumavano cereali più economici come miglio e orzo. Le classi più agiate, invece, iniziarono a integrare alimenti occidentali come pane e noodles secchi. In questo periodo si diffusero anche piatti giapponesi come tempura e sushi.

Durante la Guerra di Corea (1950–1953), la popolazione dovette affrontare nuove carenze alimentari, sopravvivendo principalmente con riso e verdure. La presenza americana portò a una curiosa contaminazione gastronomica: con l’accesso limitato alla carne, si iniziarono a utilizzare razioni militari statunitensi in eccesso — Spam, wurstel in scatola e formaggio fuso — nei propri stufati. Nacque così il budae jjigae, noto come “Army Base Stew”. Oggi, nonostante la carne sia facilmente reperibile, questo piatto rimane tra i più amati, Spam incluso.

Nel dopoguerra, con la crescita economica, le carenze diminuirono gradualmente. Lavorando e studiando intensamente per ricostruire il Paese, i coreani iniziarono a consumare più cibi istantanei e trasformati, tra cui il ramen istantaneo, diventato rapidamente un pilastro della dieta nazionale. Negli anni Settanta la produzione di carne e latticini aumentò, rendendo questi alimenti accessibili a tutte le classi sociali. Dagli anni Ottanta, con l’apertura al mondo, la cucina coreana accolse ulteriori influenze occidentali, come pasta, pizza, pollo fritto e catene di fast food americane.


Cosa si beve a tavola

Un pasto coreano non è completo senza bevande, e l’abbinamento con l’alcol è parte integrante della cultura gastronomica.

Il soju è il distillato più diffuso: trasparente, tradizionalmente prodotto da cereali come il riso, ha un sapore che ricorda la vodka ma con una dolcezza più marcata. Un’altra bevanda molto amata è il makgeolli, vino di riso fermentato dal colore lattiginoso e dal gusto leggermente acidulo, simile allo yogurt. Disponibile in diverse varianti aromatiche, viene spesso consumato con carne alla griglia o cibi fritti.

Esiste anche un preciso galateo: se si riceve un bicchiere da una persona più anziana, è buona norma tenerlo con entrambe le mani, inclinare leggermente il capo e voltarsi di lato mentre si beve. Riempirsi il bicchiere da soli è considerato inappropriato; quando è vuoto, lo si porge a chi lo aveva versato, si riceve il rabbocco e poi si ricambia il gesto.


Dentro la cucina coreana

Gli ingredienti più utilizzati includono olio di sesamo, aglio, zenzero, gochugaru (fiocchi di peperoncino) e cavolo. A questi si aggiungono tre salse fermentate fondamentali: gochujang (pasta di peperoncino rosso), doenjang (pasta di soia fermentata) e ganjang (salsa di soia). Questi tre elementi costituiscono la base di moltissimi piatti coreani.

Il gochujang, con il suo colore che varia dal rosso pomodoro al bordeaux intenso a seconda della fermentazione, è ingrediente chiave in piatti come kimchi, tteokbokki, bulgogi e bibimbap.

La cucina coreana utilizza principalmente carne di maiale e manzo, sfruttando ogni parte dell’animale. Tra le specialità troviamo il jokbal (zampetti di maiale brasati) e il seolleongtang (zuppa di ossa di bue). Circondata dal mare, la Corea consuma anche molti frutti di mare come gamberi, abalone, polpo e calamari.

Il paesaggio montuoso e piovoso favorisce numerose coltivazioni, in particolare il riso: nel 2024 la Corea del Sud ne ha prodotto oltre 3,5 milioni di tonnellate. Abbondano anche mandarini, pere, cachi e fragole, mentre il ginseng coreano è celebre a livello mondiale per la sua qualità, tanto che negli aeroporti si trovano interi scaffali dedicati ai suoi derivati.


Piatti da provare assolutamente

Tra le preparazioni più iconiche troviamo:

  • Tteokguk, zuppa con gnocchi di riso, uovo e ravioli in brodo di carne, consumata il primo giorno dell’anno lunare per simboleggiare il passare del tempo.
  • Japchae, noodles trasparenti saltati con funghi, carote, spinaci e cipolla in salsa di soia umami.
  • Bibimbap, riso caldo condito con verdure croccanti, carne, uovo fritto e gochujang.
  • Gimbap, riso, verdure, uova e carne avvolti in alga, immancabile nei lunchbox dei bambini.
  • Kimchi jjigae, stufato piccante e acidulo a base di kimchi, spesso con carne o tonno.
  • Bulgogi, sottili fettine di carne marinata in salsa dolce e affumicata.
  • Jajangmyeon, noodles in salsa di fagioli neri, piatto di fusione sino-coreana associato alla buona fortuna in occasioni come traslochi o lauree.

Il kimchi: istituzione culturale

Ogni autunno, famiglie e vicini si riuniscono per il kimjang, il processo di fermentazione delle verdure che permetterà di affrontare l’inverno. Il risultato è il kimchi, pilastro della cucina e della cultura coreana da secoli.

Dopo la preparazione, il kimchi viene conservato in giare di terracotta per mantenere la temperatura ideale di fermentazione. Anche negli appartamenti cittadini non è raro vederlo sui balconi o in frigoriferi dedicati esclusivamente a questo alimento.

Il consumo medio supera i 50 grammi al giorno per persona, e il governo ha persino lavorato per dieci anni a una versione liofilizzata destinata agli astronauti coreani. Oltre alla variante classica con cavolo napa, esistono più di 200 tipi di kimchi, preparati con cipolle, cetrioli, ravanelli e altre verdure, fermentate con peperoncino rosso, aglio, zenzero e cipollotto.

Ricco di vitamine, minerali e batteri benefici, il kimchi viene utilizzato in stufati, riso fritto, ravioli e pancake salati, oppure servito come banchan, insieme ad altri contorni gratuiti e sempre ricaricabili.


Il cibo di strada

In Corea non è necessario entrare in un ristorante per mangiare bene. Lo street food è parte integrante della cultura locale. Le pojangmacha funzionano come carretti di giorno e bar sotto tenda la sera.

A Seoul, zone come Myeongdong, Insadong e Dongdaemun offrono snack salati come tteokbokki, sundae (salsiccia simile al sanguinaccio, ripiena di noodles e verdure) e odeng (spiedini di fish cake in brodo caldo). Tra i dolci, spiccano gli hotteok ripieni di zucchero di canna e frutta secca e i bungeoppang, dolci a forma di pesce farciti con pasta di fagioli rossi o crema.


Il momento globale

Oggi la diffusione globale di musica, drama e cinema coreani ha acceso i riflettori anche sulla cucina. I social media hanno contribuito a rendere virali piatti come i Buldak fire noodles e il dalgona candy, comparso in una puntata di Squid Game.

La domanda internazionale di ristoranti e ingredienti coreani è in costante crescita. E per chi ha la fortuna di assaggiarla autentica, la cucina coreana è spesso amore al primo morso.

Il nostro viaggio, però, non finisce qui. Continueremo a esplorare la Corea attraverso i suoi piatti e le sue ricette simbolo, quelli che raccontano storie di famiglia, tradizione e identità. Non perdete il prossimo appuntamento con Benvenuti in Korea: la prossima settimana torniamo a tavola insieme. 

Non perdetevi le prossime parti, abbiamo ancora molto di cui parlare della cucina e del cibo coreano!