16 febbraio 2026

BENVENUTI IN KOREA: La guerra di corea e la corea del nord

Quando pensiamo alla Corea divisa tra Nord e Sud, spesso ci viene in mente l’oggi: i titoli dei telegiornali, la DMZ sorvegliata, i K-drama che accennano a soldati al confine o a famiglie separate. Ma quella linea sul 38º parallelo non nasce dal nulla: è la cicatrice lasciata da una guerra brevissima e feroce, esplosa non per volontà dei coreani, ma per lo scontro di potere tra Stati Uniti e Unione Sovietica nel pieno della Guerra Fredda.

In questo articolo ripercorriamo proprio quel passaggio: dalla “liberazione” dal dominio coloniale giapponese alla nascita di due governi rivali, fino all’invasione del Sud da parte del Nord, alla risposta dell’ONU, all’ingresso della Cina nel conflitto e ai lunghi negoziati che porteranno all’armistizio del 1953. Metteremo in fila battaglie, offensive, cambi di fronte, ma soprattutto guarderemo al prezzo umano: città svuotate dalla fame, civili in fuga, famiglie che si perdono per sempre mentre i fronti avanzano e arretrano.

Accanto alla cronaca militare, proveremo anche a capire cosa è successo “dopo”: come la Corea del Nord abbia costruito il proprio nome, il proprio regime e il proprio isolamento, e perché, ancora oggi, il paese viva tecnicamente in stato di guerra con il Sud. Perché parlare della Guerra di Corea non significa solo studiare tre anni di combattimenti, ma riconoscere l’ombra lunga che questi eventi continuano a proiettare sulla penisola – dalla leva obbligatoria alle basi militari, fino alle storie che il cinema e i drama continuano a raccontare.

Breve, tesa ed estremamente brutale, la Guerra di Corea ha avuto un impatto profondissimo sulla penisola. La Guerra di Corea fu un conflitto breve ma sanguinoso, che deve la sua esistenza non tanto alle azioni del popolo coreano, quanto alle tensioni della Guerra Fredda tra Stati Uniti e Unione Sovietica. La divisione temporanea della penisola coreana, dopo la fine della Seconda guerra mondiale, portò alla nascita di due governi rivali: un’amministrazione comunista appoggiata dall’URSS al nord e un regime anticomunista sostenuto dagli Stati Uniti al sud. Le tensioni, inevitabilmente, esplosero, dando origine al solo conflitto terrestre diretto della Guerra Fredda e a tre anni devastanti che hanno plasmato la regione fino ai giorni nostri.

DIVISIONE E NASCITA DELLA COREA DEL NORD E DELLA COREA DEL SUD

Quando la Seconda guerra mondiale si concluse, il dominio coloniale giapponese sulla Corea finì bruscamente con la resa del Giappone agli Alleati. Soldati americani e sovietici furono inviati per supervisionare il ritiro del Giappone dal paese: gli americani si insediarono a sud del 38º parallelo, mentre le truppe sovietiche occuparono il territorio a nord. In origine non c’era alcuna intenzione che gli eserciti delle due potenze restassero nella regione a lungo, ma le tensioni tra USA e URSS e le preoccupazioni legate alle rispettive sfere di influenza portarono alla decisione di dividere la penisola tra i due blocchi. Nei tre anni successivi, i sovietici organizzarono nel nord un regime comunista, la Repubblica Popolare Democratica di Corea, mentre gli americani instaurarono nel sud un governo militare: la Repubblica di Corea. Nel 1948 gli Stati Uniti proposero un voto sotto l’egida delle Nazioni Unite che coinvolgesse l’intera popolazione coreana per decidere il destino della penisola, ma, poiché il Nord rifiutò di partecipare, il Sud appoggiato dagli americani proclamò un nuovo governo con sede a Seul, guidato da Syngman Rhee. In risposta, il Nord dichiarò a sua volta il proprio governo a Pyongyang, guidato da Kim Il-sung. Né l’uno né l’altro consideravano il proprio regime limitato al territorio che controllavano: entrambi si vedevano come l’unico governo legittimo della Corea e volevano unificare la penisola sotto il proprio comando. Con due governi rivali e ambiziosi contrapposti, il conflitto era inevitabile, anche se nel 1949 sia le truppe statunitensi sia quelle sovietiche si ritirarono. Già prima dell’inizio formale della Guerra di Corea, si verificarono scontri lungo il 38º parallelo e quasi 10.000 coreani furono uccisi prima ancora che venisse dichiarata guerra.

L’INVASIONE DEL SUD

Il 25 giugno 1950 l’esercito nordcoreano compì la mossa che segnò l’inizio della Guerra di Corea. L’armata di Kim attraversò il 38º parallelo per invadere e conquistare il Sud, primo passo per realizzare l’obiettivo di una Corea unita sotto il comunismo. L’offensiva coordinata vide circa 90.000 soldati nordcoreani attaccare diversi punti strategici lungo il confine, avanzando a piedi, in treno e a bordo di carri armati forniti dai sovietici. Dopo aver evacuato le proprie truppe, gli Stati Uniti avevano considerato il destino immediato della Corea una questione relativamente marginale nel quadro più ampio dei loro piani di difesa in Asia orientale. Lo storico Michael J. Green ha suggerito che un commento poco ponderato del Segretario di Stato americano Dean Acheson possa aver contribuito all’invasione. In una conferenza stampa del gennaio 1950, Acheson aveva lasciato intendere che la politica di difesa americana escludeva la Corea. Stalin potrebbe aver interpretato questa affermazione come un segnale del fatto che gli Stati Uniti sarebbero stati riluttanti a entrare in guerra per il destino della Corea. Così, quando Kim espresse il desiderio di mobilitare le sue ingenti forze e invadere il Sud, seguendo l’esempio di Mao Zedong in Cina, Stalin acconsentì. Per il presidente Harry S. Truman e il governo statunitense, questa mossa fu interpretata come un segnale della nuova politica estera dell’URSS. Questa inaspettata azione aggressiva da parte di un regime direttamente sostenuto dai sovietici fu vista come il preludio a un’ulteriore espansione, riecheggiando i precedenti episodi di espansionismo territoriale di Germania, Italia e Giappone negli anni Trenta. Truman era convinto che, se questo atto di aggressione fosse rimasto impunito, come erano rimaste inizialmente impunite le invasioni di Hitler, avrebbe inevitabilmente condotto a una Terza guerra mondiale.

 CONTROFFENSIVA DELL’ONU

All’esercito nordcoreano di Kim bastarono solo tre giorni per raggiungere e conquistare Seul, la capitale della Repubblica di Corea, costringendo Syngman Rhee a fuggire dalla città. Truman rimobilitò rapidamente le truppe e le rimandò nel Sud per respingere il Nord. Tuttavia, lo slancio era chiaramente dalla parte di Kim e, nell’estate del 1950, il suo esercito aveva spinto sudcoreani e americani fino all’estremo sud della penisola, nell’area di Busan. Gli Stati Uniti chiesero il coinvolgimento della neonata Organizzazione delle Nazioni Unite, con il timore di fondo che, se l’ONU non fosse intervenuta, i suoi membri avrebbero perso fiducia nel progetto stesso. L’ONU rispose raccomandando ai propri Stati membri di fornire supporto militare alla Corea del Sud. Fu così formata una coalizione di 22 paesi, tra cui Regno Unito, Canada, Francia e Australia, guidata dal generale statunitense Douglas MacArthur. Sebbene la Guerra di Corea fosse iniziata come un conflitto difensivo, con l’intento di respingere i nordcoreani oltre il 38º parallelo e fuori dalla Corea del Sud, si trasformò rapidamente in una guerra offensiva, con l’obiettivo di “liberare” il Nord dal regime comunista. Ad agosto, l’avanzata nordcoreana era stata fermata nei pressi di Busan e nessuna delle due parti riusciva a ottenere progressi significativi. A settembre, però, l’esercito di MacArthur, sostenuto dall’ONU, lanciò un’ambiziosa offensiva, puntando a sbarcare nel porto di Incheon, nel cuore del territorio occupato dai comunisti. Il 15 settembre MacArthur guidò 260 navi della Marina statunitense e britannica nell’attacco a Incheon: le forze dell’ONU riuscirono a travolgere le truppe comuniste presenti e a penetrare nell’entroterra, riconquistando Seul nove giorni dopo e catturando nel frattempo decine di migliaia di prigionieri di guerra nordcoreani. Non soddisfatto dei successi ottenuti, l’esercito di MacArthur avanzò ancora verso nord, respingendo i nordcoreani oltre il 38º parallelo e arrivando a conquistare Pyongyang il 19 ottobre 1950. Sebbene Truman fosse prudente e temesse di provocare la Cina man mano che le forze ONU/USA si avvicinavano al confine cinese, MacArthur non mostrava alcuna preoccupazione: era convinto che la Cina non avrebbe mai osato affrontare il suo esercito e, anzi, era favorevole a una guerra totale contro di essa. Preoccupato dalle intenzioni e dall’imprevedibilità del generale, Truman lo destituì dal comando nell’aprile 1951, sostituendolo con il più moderato generale Matthew Ridgway.

L’ARRIVO DELLA CINA

All’insaputa degli americani, Mao aveva deciso già nelle fasi iniziali del conflitto che, se i nordcoreani avessero sofferto a causa dell’aggressione americana, avrebbe inviato truppe cinesi in loro aiuto, dato che pochi anni prima i coreani avevano combattuto al fianco della Cina durante la Seconda guerra sino-giapponese. Naturalmente, le azioni di Mao avevano anche una dimensione difensiva, perché vedeva l’esercito di MacArthur avanzare verso i confini cinesi e fare guerra a un alleato comunista. Nel novembre 1950 la Cina inviò 260.000 soldati in Corea del Nord per respingere l’esercito dell’ONU oltre il 38º parallelo. Nello stesso periodo, le temperature crollarono ai livelli più bassi dell’ultimo secolo, causando il blocco dei mezzi americani e mettendo le truppe in enorme difficoltà. Le forze ONU si ritirarono verso il 38º parallelo, ma seguirono mesi di durissimi combattimenti: Seul venne conquistata dai comunisti appoggiati dalla Cina nel gennaio 1951 e poi riconquistata dall’esercito dell’ONU a marzo. In questo periodo, le condizioni di vita per la popolazione coreana erano terribili e il numero degli abitanti di Seul crollò da 1,5 milioni del periodo prebellico a soli 200.000, a causa della combinazione devastante di violenze e fame. Nell’aprile 1951 i cinesi lanciarono un nuovo attacco con l’obiettivo di riconquistare nuovamente Seul, sfondando la linea di difesa che le truppe dell’ONU erano riuscite a stabilire a nord della capitale. Sebbene l’esercito cinese avesse un vantaggio numerico, fu rallentato al fiume Imjin, soprattutto grazie alla 29ª Brigata di Fanteria Indipendente britannica. Per tre giorni i soldati britannici riuscirono a resistere, insieme a sudcoreani, americani e altre truppe ONU: la Battaglia del fiume Imjin divenne così lo scontro più sanguinoso a cui la Gran Bretagna avesse partecipato dalla Seconda guerra mondiale. Alla fine, i cinesi riuscirono a sfondare, ma, avendo subito oltre 10.000 perdite (secondo alcune stime), il loro slancio offensivo risultò gravemente compromesso.

STALLO E NEGOZIATI PER L’ARMISTIZIO

La Battaglia del fiume Imjin segnò la fine della fase “mobile” della Guerra di Corea. Cinesi e nordcoreani accettarono il fatto di non avere le risorse per sostenere una guerra totale contro la coalizione dell’ONU, e si arrivò a uno stallo attorno al 38º parallelo, senza ulteriori avanzate significative da nessuna delle due parti. Nel giugno 1951, l’Unione Sovietica manifestò la propria disponibilità a cercare un accordo tramite arbitrato. I colloqui di pace iniziarono il mese successivo, ma purtroppo non portarono a una soluzione rapida. In realtà, le trattative si trascinarono per i due anni successivi, con forti divergenze in particolare sul “rimpatrio” forzato dei prigionieri di guerra, una delle questioni principali. Nel frattempo, anche se dopo quella data non ci furono più grandi spostamenti territoriali, si verificarono scontri regolari lungo il 38º parallelo e attacchi pianificati occasionali per cercare di rafforzare la propria posizione al tavolo dei negoziati. Finalmente, il 27 luglio 1953, venne raggiunto e firmato un armistizio da Kim (per la Corea del Nord), Peng Dehuai (per conto della Cina) e Mark W. Clark (per conto della coalizione ONU). È interessante notare che, pur avendo Rhee accettato l’armistizio, né lui né altri rappresentanti della Repubblica di Corea firmarono mai il documento. Quasi subito dopo la firma dell’accordo, le truppe di entrambe le parti si ritirarono per creare la Zona Demilitarizzata (DMZ), larga quattro chilometri (2,5 miglia), che ancora oggi funge da cuscinetto tra i due territori. Sebbene l’armistizio abbia posto fine ai combattimenti, poiché non è mai stato firmato un vero trattato di pace, la Repubblica Popolare Democratica di Corea e la Repubblica di Corea sono, tecnicamente, ancora in guerra, e la penisola coreana rimane divisa. Oggi la Guerra di Corea è ricordata come l’unica “guerra calda” dell’era della Guerra Fredda, il momento in cui le tensioni tra Stati Uniti e URSS traboccarono in un conflitto armato diretto sul terreno. Fu anche una guerra particolarmente sanguinosa: durò solo tre anni, ma portò alla morte di circa 3 milioni di coreani, metà dei quali civili, un rapporto più alto rispetto sia alla Seconda guerra mondiale sia alla Guerra del Vietnam. Inoltre, si stima che siano morti 1,6 milioni di cinesi (a seconda delle fonti), oltre a centinaia di migliaia di soldati della coalizione ONU. In Europa, la guerra spinse le potenze occidentali a trasformare la neonata Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord (NATO) da un’associazione piuttosto vaga a una vera e propria alleanza militare. Per i coreani, la guerra ebbe naturalmente l’impatto più grande, segnando in modo profondo la psiche collettiva. I ricordi del conflitto hanno segnato intere generazioni, con orfani di guerra e famiglie divise tra le sue vittime indirette. La presenza di basi militari statunitensi, la leva obbligatoria per gli uomini e, in generale, una penisola instabile e divisa continuano ancora oggi a plasmare la vita dei coreani.

Approfondimento: COME LA COREA DEL NORD HA AVUTO IL SUO NOME

Il nome dello Stato più segreto del mondo ha a sua volta una storia segreta. Il nome ufficiale della Corea del Nord, Repubblica Popolare Democratica di Corea, è spesso considerato un po’ strano: lungo, macchinoso e apparentemente ridondante. In realtà nasce dall’ossessione dei comunisti per le sfumature della terminologia marxista-leninista. Negli anni Quaranta, quando l’URSS stava contribuendo a fondare quello che sarebbe diventato la RPDC, si aprì un dibattito su come chiamare il nuovo governo della Corea del Nord: Repubblica Democratica – un titolo già usato quando l’URSS aveva tentato di conquistare la Finlandia nel 1939 – oppure Repubblica Popolare. Il leader del Partito Comunista di Corea, Pak Hong-yong, voleva chiamare il nuovo governo Repubblica Popolare di Corea, ma Kim Il-sung preferiva la formula di ispirazione cinese Repubblica Popolare Democratica. I sovietici appoggiarono questa seconda opzione, e così divenne il nome ufficiale dello Stato, che è rimasto invariato fino a oggi.

Approfondimento: COREA DEL NORD E LA GUERRA

La Corea del Nord, ufficialmente Repubblica Popolare Democratica di Corea, è stata plasmata dagli eventi della Guerra di Corea. Il regime comunista imposto dall’URSS è stato portato a nuovi livelli nei decenni successivi all’armistizio, ma il paese, così com’è oggi, deve la sua esistenza a Kim Il-sung, il leader scelto dai sovietici. Kim si mise subito all’opera per militarizzare lo Stato, inizialmente sostenuto dall’appoggio esterno di URSS e Cina. Quando però questi paesi cominciarono a ridurre il loro supporto, Kim proseguì sulla stessa strada, con l’obiettivo di rendere il paese completamente autosufficiente. Questa concentrazione quasi esclusiva sugli investimenti in difesa portò a trascurare altri settori: le carenze alimentari divennero frequenti e il tenore di vita iniziò a peggiorare. Altri due aspetti chiave del governo di Kim furono il progressivo accumulo di potere personale (fino a gettare le basi di una vera e propria dinastia, nominando il figlio Kim Jong-il a tre importanti cariche di governo) e l’isolamento della Corea del Nord dal resto del mondo. Furono imposte rigide restrizioni sui viaggi all’estero e un controllo severissimo su ogni tipo di media; queste misure sono rimaste in vigore fino a oggi e hanno contribuito alla famosa politica isolazionista del paese. Accanto agli sforzi per mantenere un potere assoluto e preparare la successione del figlio, Kim promosse anche un forte culto della personalità attorno a sé, definendosi il “Grande Leader”. Alla sua morte, nel 1994, gli succedette come previsto Kim Jong-il, che ne proseguì le politiche e il regime totalitario. Fu proprio in quel periodo che la Corea del Nord fu colpita da una carestia catastrofica. La maggior parte delle terre agricole migliori si trova in Corea del Sud, quindi la Corea del Nord, con la sua ideologia di autosufficienza, dipendeva dalla capacità di sfruttare al massimo le poche terre coltivabili disponibili attraverso sistemi di irrigazione e fertilizzanti chimici. Nonostante ciò, la popolazione numerosa non riusciva comunque a essere adeguatamente sfamata e le carenze di cibo facevano parte della vita quotidiana. Quando, nell’estate del 1995, piovve ininterrottamente per dieci giorni, le inondazioni che ne seguirono distrussero gran parte del raccolto di riso del paese. Si ritiene che la carestia che ne derivò abbia causato la morte di un numero compreso tra 600.000 e 1.000.000 di persone, fino al 5% dell’intera popolazione. Gli aiuti dell’ONU, che includevano forniture di emergenza donate da Corea del Sud, Giappone e Stati Uniti, attenuarono in parte gli effetti della crisi, ma all’interno del paese il governo nordcoreano promosse la campagna dell’“Arduous March”, una sorta di appello patriottico a saltare i pasti per il bene della nazione. All’inizio degli anni Duemila le relazioni internazionali si sono leggermente ammorbidite, con lo Stato impegnato a stabilire rapporti diplomatici con vari paesi occidentali e un clima più disteso nei confronti della Corea del Sud. I tentativi di migliorare le relazioni con Giappone e Stati Uniti, però, ebbero in gran parte scarso successo. Sul piano più ampio, i rapporti diplomatici sono stati resi difficili dalla determinazione della Corea del Nord a portare avanti il proprio programma nucleare. Quest’ultima politica è stata spinta con forza dalla terza generazione della dinastia Kim, Kim Jong-un, proclamato “Massimo Leader” del paese alla morte del padre (noto a sua volta con lo stesso titolo) nel 2011. Negli ultimi anni, i continui test nucleari nordcoreani hanno portato l’ONU a imporre varie sanzioni al paese, mentre i cittadini continuano a vivere in condizioni che, in larga parte, sono le stesse instaurate fin dall’epoca di Kim Il-sung: libertà ridottissime e nessun accesso reale al mondo esterno.

Lo sapevi?

  1. Gli eventi avvenuti durante la Guerra di Corea hanno lasciato un’eredità che pesa ancora oggi sui coreani.
  2. Syngman Rhee fu il primo presidente della Corea del Sud, appoggiata dagli Stati Uniti, con sede a Seul.
  3. La divisione tra l’area nord e l’area sud della Corea avrebbe dovuto essere solo temporanea.
  4. Kim Il-sung fu il primo leader della Corea del Nord, con il sostegno dell’Unione Sovietica.
  5. Kim Il-sung andò contro le preferenze del Partito Comunista di Corea per quanto riguardava la scelta del nome della Corea del Nord.
  6. Truman sosteneva che il coinvolgimento dell’ONU nella Guerra di Corea fosse indispensabile perché i suoi membri potessero avere fiducia nel progetto.
  7. MacArthur ebbe un ruolo decisivo nello sbarco di Incheon.
  8. La Guerra di Corea fu devastante per i civili, con migliaia e migliaia di persone uccise.
  9. Nonostante la presenza di rappresentanti della Corea del Nord e della Cina, nessun delegato della Corea del Sud firmò l’armistizio.
  10. Dopo due lunghi anni di negoziati, un armistizio fu finalmente raggiunto e firmato nel luglio 1953.
  11. L’atteggiamento isolazionista della Corea del Nord iniziò con Kim Il-sung e continua ancora oggi.

Alla fine di questo viaggio, la Guerra di Corea non appare più come una parentesi militare di tre anni, ma come un punto di rottura che ridisegna per sempre la mappa, la memoria e il quotidiano della penisola. Dai primi scontri lungo il 38º parallelo all’invasione del Sud, dalla controffensiva dell’ONU all’intervento cinese, fino allo stallo e all’armistizio mai trasformato in un vero trattato di pace, ogni fase del conflitto aggiunge un nuovo strato di dolore: milioni di morti, metà dei quali civili, città svuotate, orfani di guerra, famiglie rimaste per sempre al di qua o al di là di una linea disegnata dalle superpotenze.

Per i coreani del Sud, questa guerra non è solo un capitolo dei manuali: è il punto di partenza di tutto ciò che verrà dopo. La presenza delle basi americane, la leva obbligatoria per gli uomini, la costante consapevolezza di vivere accanto a un confine instabile hanno modellato la società, la politica e perfino l’immaginario culturale. Molti dei K-drama, dei film e delle storie che oggi consumiamo parlano, direttamente o di riflesso, di famiglie divise, di generazioni cresciute tra povertà, dittature militari, manifestazioni studentesche e desiderio di normalità.

Nella prossima tappa di “LA GUIDA DEFINITIVA: BENVENUTI IN KOREA” ci sposteremo proprio su questo: seguiremo il percorso della Corea del Sud dopo l’armistizio. Parleremo di ricostruzione e “miracolo economico”, delle ferite lasciate dalle dittature e delle lotte per la democrazia, delle Olimpiadi di Seul 1988 come grande vetrina sul mondo e, infine, della nascita della Hallyu, l’onda coreana che oggi porta K-drama, K-pop e cultura sudcoreana in ogni angolo del pianeta. Perché capire come la Corea del Sud sia passata dai campi di battaglia ai palcoscenici globali è anche un modo per vedere come un paese possa trasformare il proprio dolore in energia culturale, senza smettere di fare i conti con le sue cicatrici.

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