Quando pensiamo alla Corea divisa tra Nord e Sud, spesso ci viene in mente l’oggi: i titoli dei telegiornali, la DMZ sorvegliata, i K-drama che accennano a soldati al confine o a famiglie separate. Ma quella linea sul 38º parallelo non nasce dal nulla: è la cicatrice lasciata da una guerra brevissima e feroce, esplosa non per volontà dei coreani, ma per lo scontro di potere tra Stati Uniti e Unione Sovietica nel pieno della Guerra Fredda.
In questo articolo ripercorriamo proprio quel passaggio: dalla “liberazione” dal dominio coloniale giapponese alla nascita di due governi rivali, fino all’invasione del Sud da parte del Nord, alla risposta dell’ONU, all’ingresso della Cina nel conflitto e ai lunghi negoziati che porteranno all’armistizio del 1953. Metteremo in fila battaglie, offensive, cambi di fronte, ma soprattutto guarderemo al prezzo umano: città svuotate dalla fame, civili in fuga, famiglie che si perdono per sempre mentre i fronti avanzano e arretrano.
Accanto alla cronaca militare, proveremo anche a capire cosa è successo “dopo”: come la Corea del Nord abbia costruito il proprio nome, il proprio regime e il proprio isolamento, e perché, ancora oggi, il paese viva tecnicamente in stato di guerra con il Sud. Perché parlare della Guerra di Corea non significa solo studiare tre anni di combattimenti, ma riconoscere l’ombra lunga che questi eventi continuano a proiettare sulla penisola – dalla leva obbligatoria alle basi militari, fino alle storie che il cinema e i drama continuano a raccontare.
